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 Le regole universali.

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AutoreMessaggio
Sven Hassel
Generale
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Sven Hassel

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Le regole universali. Empty
MessaggioTitolo: Le regole universali.   Le regole universali. EmptyGio 8 Dic - 15:18:13


Stanno scritte su antichissimi testi le regole immutabili che governano l’umanità.


… una di queste regole dice; essere - fare - avere.

Cosa vuol dire essere? Significa quello che sei di fronte a tutti.

… e fare che cosa vuole dire? Le tue azioni, qualunque sono.

E l’avere? Il ricavato, nel bene e nel male.

Il dualismo del nostro universo Terra è chiamato erroneamente come bene e male, lo yin e lo yang cinese, Caino ed Abele ebreo sancito per i cattolici.

Essere quello che si è, o si diventa nel tempo di un’esistenza terrena, rivela la scelta per costruire quello che meglio o peggio facciamo (fare) e da questo risultato otteniamo i nostri averi.
Il proverbio che insegna; si raccoglie quello che si è seminato … riporta la stessa identica dicitura antica.
Il dualismo pone in equilibrio stabile le parti umane e senza questa divisione di ruoli l’umanità apparirebbe appiattita in una spirale d’immobilismo stratificato dove cesserebbe d’esistere senza variabili. Chi ha dato il via a questo gioco l’ha voluto infinito e senza limiti invalicabili, tant’è che ha dettato delle regole immutabili.
La prova è facile da dare. Chi ha senno e cultura non sceglierebbe mai di capovolgere, alterare o cambiare una sola regola. Posso fare l’esempio su questa; essere - fare - avere.
Oggi tutti vogliono “avere”. Senza “fare” per sentirsi “essere” qualcuno. Ecco la formula capovolta.
Ovvia la posizione assunta da chi appartiene al lato oscuro delle leggi universali (ringraziamo chi ne fanno parte) …. Non toccate Caino non è un motto ma una necessità. Lasciamo gli equilibri a chi ne sostengono le parti anche se all’apparenza hanno un peso determinante nelle azioni umane, senza di loro, come di noi, non potrebbe esistere la vita. A meno di non vivere in un sistema unico, per nostra fortuna abitiamo il nostro meraviglioso inferno terreno assaporando i piaceri con i dispiaceri dualistici. L’importante a chi interessa da che parte mettersi è la scelta e le regole aiutano a capire dove uno si trova. Un imbianchino dipinge le mura la sua professione gli dice d’essere un imbianchino. Nel contempo che s’accorge di quel che fa continua la sua professione. Dopo le sue fatiche raccoglie il frutto dell’avere.
L’incauto che brama, agogna l’avere, il possesso, la cupidigia di prevalere su ogni cosa e su altri. Lo deve anch’esso fare, si mostra con l’attività d’impossessarsi di quello che altri sono e fanno capovolgendo ovviamente storpiando qualunque azione che non può minimamente diventare condivisa. Come si rivela, come lo si ritrova, com’è diventato come essere, se non la persona etichettata che si è costruito.

Le antichissime regole arrivate dopo 11 millenni ai nostri giorni non sono un numero alto, ma solo 8 (il simbolo dell’infinito) e facilmente usate ogni istante da chi li conosce.
Nessun conoscitore le userebbe a suo sfavore capovolte.

Mai illudersi o pensare d’abitare un sistema libero da arbitri intenzionalmente molesti, negativi e peggio maligni …. Ogni azione negativa contro sopravvivenza intenzionata a danni d’altri, se sbagliata torna al mittente. Non è vero? Chiedetelo agli sfigati. A chi nella sua esistenza è stato fortemente menomato, a chi hanno pendenze e conti aperti ogni giorno per tirare un carro pieno d’aria, a chi urla per farsi ascoltare, a chi odia uccidendo quel poco rimasto di un essere che si è perso.

…….. su di una stele ritrovata in Giordania la seguente scritta dice; …. Chi sa e conosce la verità ha un potere infinito su chi non sanno. ……….la traduzione moderna direbbe; l’intelligenza del conoscere prevale sull’ignoranza … semplice da capire? A me risulta il contrario visto l’uso dell’ignoranza colta assunta dal sentito dire. Il sentito dire se non è controllato diventa come una delle innumerevoli alterazioni del famoso libro che parla di una nazione monoteista d’oltre mare, un libro sulla storia di un popolo non può essere fatto passare per qualcosa d’altro, altrimenti si pagano le conseguenze.


Archivio n° 174. 2-3-1988.

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