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 Come mai la verità da fastidio in campo informativo.

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Sven Hassel
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Sven Hassel

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MessaggioTitolo: Come mai la verità da fastidio in campo informativo.   Come mai la verità da fastidio in campo informativo. EmptyLun 19 Set - 18:08:57


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Come mai la verità da fastidio in campo informativo.

La tendenza individuale conduce secondo le possibilità proprie dell’individuo a differenti risultati dove se confrontati sono sconcertanti.
L’uomo non è in grado di riconoscere istantaneamente nulla se non ha una prima copia registrata in precedenza. Questo lo sanno in poche persone addentro agli studi sul comportamento umano. Se si privasse un neonato dagli insegnamenti materni questo non diventerebbe in grado di distinguere assolutamente niente di quanto conosciamo e la prova è comprensibile anche da un adulto che si appresta alla guida di un veicolo, senza le informazioni e la pratica necessaria non sarebbe in grado di circolare. L’uomo può tutto, ma soltanto dopo il riconoscimento o sovrapposizioni di azioni acquisite. Un cinese non parla la nostra lingua e molti cinesi sì, la differenza è nell’impararla.
Quindi l’individuo è esposto in continue contraddizioni non appena è investito da un solo soggetto proposto in maniera differente da come l’ha registrato. Un marito si arrabbia con la moglie per la sua messa in piega, perché? Ha un modello visualizzato che non vuole sostituire.
La moglie trova il marito cambiato dopo anni di matrimonio. E’ cambiato il suo modo di vederlo, il marito è lo stesso individuo di sempre trasformato forse fisicamente.
Cambia la fisica nell’interpretare le parole. L’individuo legge con la tendenza di aggiungere sempre qualcosa di suo. I colori sono visti con tonalità completamente diverse da tutti, nessuno vede lo stesso colore.
In campo informativo un’affermazione si scontra con un’altra con altre ancora.
Pochi sanno cos’è la “duplicazione”. Duplicare non è faticoso ma diventa raro incontrare un duplicatore. Un duplicatore normalmente scrive, un pressappochista usa esclusivamente il sentito dire. Il sentito dire passa attraverso una larga fascia di alterazioni, non è affidabile e diventa inconsapevolmente bugiardo. I bugiardi campano in una bolla di sentito dire, non si esprimono in prima persona, evitano i confronti e deridono i concetti veritieri per non rivelarsi ignoranti. L’ignorante ha paura, questa è la causa di angosce, fallimenti e rovine catastrofiche. La permanenza nell’ignoranza porta a stati di terrore di fronte a problemi che sono evitati vivendo uno stato di larva appena sufficiente per mascherare lo stato miserabondo.
Dare informazioni o notizie banali, frivole e leggere rende tutti quanti felici per non sforzare la mente sull’operazione di distinguere e differenziare. Chi è privo di questo indispensabile esercizio difficilmente possiede una marcia in più rispetto a chi lo pratica giornalmente. Capire con rapidità cosa significa percepire un soggetto o leggere, ascoltare con chiarezza senza interporre del suo (ascoltare e leggere non significa udire e neppure osservare) è una pessima abitudine che porta inevitabilmente alla malcomprensione, è fatale infilare i propri dati registrati specie in concetti letti o in ascolto per la prima volta.
Oggi viviamo in un sociale reso intelligente dal sentito dire e qualcuno si distingue più di altri usando la saccenza per distinguersi. E’ il mezzo ideale per farsi notare come un ottuso in cerca di notorietà. E si spiegano gli appiattimenti delle masse sociali inaridite e condotte al pascolo come pecore rassegnate. Anche un cretino sa di esserlo e se trova un gruppo rincretinito chi lo scopre meno cretino di altri?
E torniamo alla verità che da fastidio. Anche l’intelligenza di altri da fastidio. Danno fastidio i meriti di altri, come le abilità o la posizione sociale, un lavoro migliore del proprio o l’auto. Fesserie, no, stati esistenziali. La cassa d’integrazione, i posti di lavoro precari, l’impossibilità di ristabilire un equilibrio economico perduto, fanno un individuo che spende sciupando le sue ridotte energie in campi minori, senza accorgersi è arrivato allo stadio della deficienza. (leggi; mancanza d’efficienza). Dire a chi impiega ore di fronte alla TV o con l’alibi del “tempo libero” stravaccato da poltrone, bastano soprattutto gli hobby sia pure motivati per incancrenire una mente plagiata.
La verità fa male, risulta come una sciabolata in grado di dimostrare come sono realmente delle persone. E queste incominciano immediatamente a sgretolare qualsiasi affermazione differente in loro possesso. Poco importa di che cosa si tratta, non ha il minimo d’importanza sulla necessità di mascherare un’ignoranza in merito. Queste persone hanno il ragionamento tarato al minimo e di fronte alla domanda; scusi mi sa dire le ore? Rispondono; la stazione si trova da quella parte.
Quanti individui si stanno interrogando sui rapporti sociali allo sbando? Negli ultimi anni sono moltissimi le persone che si domandano se il prossimo sta dando i numeri o se è impazzito in certi casi. Nessuno ne è all’oscuro, ma preferiscono allinearsi in questa forma di socializzazione in caduta libera. Tanto meglio per la mia ignoranza se frequento un branco di non conoscenti, così nessuno mi scopre, e poi posso sempre fingere da bugiardo d’essere molto preparato e colto in certi argomenti. Sbagliato, il bugiardo ha il tallone d’Achille e poichè mente in continuazione diventa un libro aperto. Anche il saccente è vulnerabile nel suo campo esagerando quello che fa, da mediocre o poco lo innalza a meraviglia delle meraviglie. E’ del tutto naturale che entrambi i casi cerchino una gratificazione sentendosi falliti.
La verità porta all’individuo veritiero premi gratuiti o meglio dire “naturali” ogni giorno. Come mai la verità ha in se questo potere? Semplice, usa pochissima energia, mentre la menzogna ne consuma moltissima. Ha un ritorno immediato, mentre, il bugiardo annega nell’inerzia, le bugie bloccano addirittura l’azione (concentrando in minime operazione ritenute importanti) … ad esempio l’azione di sostenere delle bugie è importantissima per non farsi scoprire), vale a dire un bugiardo a sua insaputa brucia giorni e mesi e decenni in un’apatica condizione soltanto perché reso inefficiente da se stesso. Triste realtà votata completamente sul falsare qualunque cosa, argomento o condizione esistenziale a lui avversa. Le avversità si trasformano in sfide contro altri sostenitori, arrivando sulla paranoia (vale dire aggressività) spesa anch’essa con enormi sprechi energetici che passano come adrenaline in grado e con complicazioni nefaste sul cervello sottoposto a continue e stressanti sforzi d’azione.
La verità basta a se stessa. Non ha controindicazioni.
L’aspetto menzognero ha capitoli di studio per essere conosciuto interamente.
L’uso delle verità premia, mentre, l’uso delle bugia porta lentamente a soccombere.
Ho perso il lavoro, ma non ho nessuna colpa, è la crisi comune che mi ha ridotto a bighellonare. Sbagliato. Chi lavora ha principi esistenziali differenti da chi l’ha perso? Assolutamente sì. Se perdi il lavoro e la tua vita subisce un rovescio, non incolpare nessun altro all’infuori di te se vuoi capire dove stai nuovamente sbagliando. Oggi i saccenti danno ogni colpa ad altri e non a loro stessi. Si sono fregati il giorno che hanno preferito inventarsi un alibi necessario per giustificare un fallimento.
La verità trionfa senza alibi, la verità è un’associazione di dati stabili, comprovati, certi e sicuri. Perché mai un individuo sano di mente dovrebbe peggiorare la sua vita inventandosene un’altra? Non si piace, si sente meno importante di altri, ha cercato di emergere dai suoi simili senza riuscire, ha dovuto rinunciare a troppo e non riesce a sopportarlo, allora non gli resta che costruirsi un castello di fantasia dove calarsi in nuovi panni, quelli che gli sono restati dopo i massacri subiti.
Si capisce subito come diventi fastidiosa se non tragicamente intollerante la verità d’altri se uno vive ai margini delle comprensioni comuni. La rabbia latente, repressa in una sfera d’azioni inconcludenti, giorni mesi buttati al vento rendono insofferente anche l’alibi sulla finzione, corrode l’uomo e lo rende acido, arrogante, uno perennemente sulla difensiva e pronto sull’attacco non appena il suo misero contenuto informativo è attaccato, in effetti, l’attacco lo provoca esso stesso ovviamente dando la colpa all’esterno.
La verità in campo informativo è un tormentone per l’ignoranza saccente, vale a dire che l’ottusità cerca la difesa con la provocazione. La provocazione diventa l’adrenalina nei momenti di massima insufficienza esistenziale. L’individuo si scatena sulla prima sciocchezza (e non avendo di meglio da fare) ingaggia una battaglia mortale contro dei veri mulini a vento in quanto da Don Chisciotte non avendone mai visti li scambia per giganti che stanno agitando le braccia. Ecco cosa succede nell’individuo menzognero, inaffidabile e con maschere di servizio, non ha mai visto un gigante agitarsi e neppure sa dell’esistenza di mulini a vento.

Pubblicato su Verbo e Comunicazione.


Proprietà privata. Archivio n° 324 del 21 – 6 – 2005.


GD

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