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 L'Otello.

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AutoreMessaggio
Sven Hassel
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Sven Hassel

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MessaggioTitolo: L'Otello.   L'Otello. EmptyDom 31 Lug - 16:22:51

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L’Otello shakespiriano visto alla Sven ….



……… soldato ordinario molto impegnato a schivare pallottole dal nemico assassino scrutando il tardo pomeriggio rannuvolato nell'attesa dello scroscio o fortunale che avrebbe tolto l’iniziativa paesana del risotto in piazza … il risotto o la risottata pubblica è la diabolica occasione d’incontro dove sei costretto a litigare per un piatto di cartone con un mestolo di riso alla milanese da ingoiare in piedi tra spinte e i “come stai, ci siamo visti lo scorso anno … com’è il risotto? Sto cercando lo zafferano, scusa … signora che piacere, con la bocca impastata di risotto ne avrei fatto a meno … però, la desiderata pioggia, puntuale come un treno fascista delizia lo Sven che se ne duole in finto rammarico per la serata rovinata … niente risottata, il cecchinaggio nemico è stato ridotto con un sollievo abilmente pilotato dallo Sven fin dal mattino invocando lo spirito indiano della pioggia a farsi una capatina in quel canzese facendo il suo dovere … lo Sven è un mago e gli bastano pochi passi di danza tribale per richiamare a sé le forze della natura. Tant’è ……………….



Foltopelo è per sua natura una forza.

… lo squillo del telefono dall’inequivocabile ordine perentorio; alle 21 al Licinium erbese va di scena l’Otello di Shakespeare, spero che piova anche lì perché sono distrutta, stanchissima e non ne ho voglia … allora non andare? Non posso, non ho potuto rifiutare, datti da fare a buttare giù acqua così sospendono la serata, vengo a prenderti alle 20 e 45, capito? Agli ordini mein fraulein … vomita lo Sven entusiasta per l’inatteso invito … ma porca merda, ho appena licenziato lo spirito indiano della pioggia e chissà dov’è finito ora e poi l’Otello, una dramma tipicamente inglese con l’assurda psicologia di una tresca inverosimile attorno ai sentimentalismi umani condita dal razzismo galleggiante sulla perversa e cruda perfidia dell’eterna lotta del bene contro il male, dove l’inevitabile finale porta la tragedia della corruzione con il trionfo della signora in nero tremenda portatrice della mortale falce … Foltopelo, acuta ed intelligente femminea da immergere in tragedie urlate di cupismi aspetti sinistri, non la vedo come una serata leggera e neppure distensiva e poiche pioggia non vè … mi tocca lo ruolo d’accompagnar codesta dama reminga e stanca, ma dalla chioma fluente che come ali li ricciol in capo ne sorreggon le membra sinuose.



Scatta lo segnal di squillo … la valchiria è partita con il solito ritardo e mi fiondo in tenuta da serata sullo di fronte piazzal dove la “goggomobile” si straversa mancando la prematura dipartita per investimento … è naturalmente tardi … oddio, che tragedia, non ho messo le scarpette basse, avrò i piedi gelati con queste scarpe completamente aperte … che faccio torno indietro? … porca bip non me ne va bene una, ho dovuto ingoiare un boccone, cambiarmi e ripartire … che vita di merda … intanto guida da ritiro patente e nasce la discussione parcheggio.

Lo Sven abilissimo propone un parcheggio lontanissimo dall’ingresso teatro, astuzia per lasciare tutto il merito completo alla folle impresa di trovare un metro quadro per la “goggomobile”di Foltopelo ingrugnita come un pericoloso porcospino, mentre, sacramenta sull’inutilità completa di avere a bordo l’ingombro maschio incapace d’avere inondato d’acqua una già compromessa quanto umida serata estiva resa anomala da condizioni climatiche da cappottino di fine autunno. Lo Sven compie uno dei suoi miracoli silenziosi e scova un buchetto per l’automobilina di Foltopelo lasciando ogni merito all’incantata e soave fanciulla contenta come una Pasqua d’essere a due passi dall’ingresso …. Eeeeeh, cosa non si fa per la carinissima compagna di una serata di mezza estate in un luogo storico (le origini latine “Licinium” segnano la presenza romana sul secolare teatro) … secondo il mio occhio scettico da attribuire come ricostruzione fascista, però mi potrei sbagliare.



Biglietti gratuiti e questi privilegi sono normali con lo Sven attorno, come pure l’assunzione di posti in prima fila, una vera dannazione se il dramma shakespiriano sfocia in occasionali commenti di sanissimo ridicolo, perché la natura umana già provata giornalmente di faticate immense per raggiungere la sera non accetta di buon grado d’incupirsi in preludi cinquecenteschi dove uno sciagurato imbecille inglese decide di mettere in scena le peggiori situazioni in difetto umano … L’Otello è un povero diavolo, un perfetto deficiente plagiato da un se stesso di nome Iago che lo tormenta punzecchiando il lato debole dell’amante idiota che calato nella parte della gelosia non diventa l’eroe del dramma, ma soltanto il cretino sul palcoscenico.

Foltopelo intanto armeggia con le estremità a dir di suo, congelate. Fai qualcosa, prendimi i piedi, massaggiali, scaldali … in prima fila con l’attore che ti fissa! Non contenta non trova di meglio che infilare i ghiaccioli dentro la borsa, l’attore che potrebbe fare nel cipiglio del dramma se non sganasciarsi in una risata demenziale?! Qual piuma al vento è la femmina estrosa in mille risorse pur di trionfar sullo molle masculo che da previdente soldato ordinario s’è fatto di presenza invernal … lo vestiario.



Scenografia discutibile affidata alle fantasie di una costumista che ha investito sui classici stivali da motociclista Harley (vere radici per legnosi attori dalle gambette scheletriche e dalla sciatta proprietà sulla decente recitazione degna appena di scadenti teatranti improvvisati dopo averli presentati tra le 80 compagnie teatrali mondiali riconosciute shakespiriano) … minkia, che onore subirne lo sfacelo sulla recitazione. L’Otello appena un poco “moresco” in calzamaglia con un pesante pastrano di cuoio stile metallaro con l’aggiunta del codino arrotolato sulla nuca, come fulcro accentratore un Otello così porta da solo a rinnovate osservazioni su di una fissità inquietante abituando il pubblico a pause celentaniche lunghissime …… belle e fatte apposta per scatenare il rilassato commento che l’attore non potrebbe mancare d’osservare specie sulla prima fila dove Foltopelo è ancora alle prese con le contorsioni per sistemare le fredde estremità in un clima di inizio agosto dove vendere coperte calde ci sarebbe da fare buoni affari.

Iago fin dalle prime battute raccoglie i favori del pubblico e si sa che l’umanità propende facilmente sulla comprensiva accondiscendenza verso il male e ben poco sull’inutile tolleranza verso il bene e la purezza di una Desdemona giraffa dal piede lungo e poco veneziana di grazia femminea. Cassio, nome adatto per un cazzone che in una cazzata antica di 500 anni riesce nel cazziarsi nella parte assegnata … il Doge con una bella voce … Roderigo altro scaltro elemento nel dramma che si riduce sul lastrico ascoltando le promesse di Iago arricchito dal maltolto per amore della bella Desdemona, fata giraffa che non ha occhi se non per l’Otello moresco che di grazia per l’amata ne ha meno dell’espressione ebete e mortalmente preludio di un dramma che lo priva di spirito … non è un Otello, pare piuttosto un teppista motociclista allucinato.



La trama avventurosa dove per ordine del Doge veneziano il generale ottomano Otello salpa con la flotta verso Cipro si risolve con un nulla di fatto per la tempesta che disperde l’armata turca e l’arrivo sull’isola si compie in pochi minuti frettolosi movimentando il pubblico in una giravolta a 180 gradi che indica il punto di partenza con quello dell’arrivo … una catastrofica giravolta di sedie per coinvolgere il pubblico dormiente con una sveglia orchestrata … evviva la regia palestrata.



Secondo tempo dove lo sgomento dei semplici che di teatro classico non ne masticano nulla, si raccolgono i tiepidi commenti con battute di spento entusiasmo nostrano.



La parte drammatica a questo punto si fa seria dove i sentimenti e le emozioni dei protagonisti dovrebbero dare il massimo come interpretazione … che diventa stucchevole … priva di profondità e resa insulsa da urla improvvisi seguite dalle pause, lunghe pause dove l’attore si cementa nell’immobilità fissando l’antagonista oppure uno sconcertante vuoto. L’Otello che ti fissa, il generale ottomano pataccaro … la Desdemona giuliva secca appiattita nella parte a lei femminea ferita nell’orgoglio di purezza … con un Roderigo amante ridotto sul lastrico dal perfido Iago che domina il Cassio della situazione pongono sulla scena l’inquietudine di una rappresentazione dilettantistica raffazzonata ….. Intanto Foltopelo ci mette del suo tentando l’arrotolata dei sempre assillanti fatati piedini freddi in una lunga sciarpa carpita con golosità ad una gentile signora impietosita sul caso, questo sfaccendamento naturalmente è completamente di fronte all’attor principe che sguardo fisso, non distoglie l’espressione di disgusto per la poca riverenza dovuta alla sua forzata partecipazione.

Lo Sven ha nel suo attivo fin dai tempi di Nando Gazzolo e del Gasman un Otello platealmente dominatore assoluto si contorce rimpiangendo il fedele Mauser da cecchinaggio in grado di centrare un bip a 300 metri di distanza, oppure di “vendere” in cane attor a buon prezzo all’IVAN di Oscar Dirlewanger vero mastino siberiano al comando delle Jene cosacche … un gran uomo completamente portato sulle macellazioni umane. Per nulla infastidito dal processo diffamatorio nei confronti dell’ormai polverizzato secolare William, che di sicuro lo spirito vagabondo è ormai dannato nel profondo degli inferi per le troppe bestemmiate oscenità contro inermi attori che del suo dramma ne hanno fatto l’insipida nullità visiva ed uditiva lacerata da urla e carpiate entrate in scena in fugaci apparizioni, si arriva alla fase più difficile dove Desdemona affronta sgomenta la collera gelosa dell’ormai impazzito amante … L’Otello a questo punto shakespiriano diventa la falena mortale in una recitazione esemplare sulla fragilità umana compromessa dagli atroci dubbi suggeriti dall’astuto Iago … Desdemona, vera mona veneziana, impalata da giraffa dai piedi lunghi, si getta nella mischia verbale in cui le urla della contesa difesa si fondono in minuti caotici dove sputandosi in faccia, l’atteso pezzo forte tra i due amanti si conclude … nella pausa mortale … dell’uccisa vilmente dal beota marito che stravaccata e pendente come uno straccio subisce l’arringa del pentimento coccodrillesco dell’Otello pataccaro … questo ci ha rifilato una patacca da bestia in un punto fondamentale dell’intesa shakespiriana, dove l’inglese William ha dato il meglio sulla psicologia corrotta di umanità ancor oggi esattamente come 500 anni fa cade il trappole idiote come quella d’ascoltare la parte peggiore di noi stessi … L’Otello sono io se ascoltassi l’impulso di strangolare il virginale collo di Foltopelo … e la Desdemona di turno non la ritrovo nella sagace imprenditrice tutta intelligenza ed azione che nella parte dell’amante della veneta giraffa perdutamente succube di una gelosia omicida … con un calcio nei coglioni porta certamente L’Otello nel preoccuparsi in futuro di dare pressoché nessun ascolto alla voci ridondanti nella zucca ottomana di colore moresco.



[size=12]Sta di fatto che da una decina di minuti gli ammazzamenti si sono infittiti e gli eventi precipitati hanno allineato il 50% della compagnia teatrale azzerati e distesi … Desdemona esposta all’umida frescura già cerea di suo per la temperatura … la fedele fantesca moglie di Iago trapassata dallo stesso perfido marito … Roderigo senza soldi e senza l’amata e senza la pelle, defunto anch’esso … la rabbia folle di Otello ferisce ma non ammazza l’alter ego a cui ha dato fiducia, non può uccidere se stesso anche nei panni di Iago sua voce maligna … la pietosa scena del pentimento, dove l’attor vero coinvolge il suo pubblico in un finale strappalacrime … dove la psicologia di William Shakespeare prevale di bel lunga misura quella di Jung e di Froid definita come la madre di tutte le psicologie … allora William è stato un panettiere e non un profondo drammaturgo sui misteri della psiche contemporanea … così la interpreta l’ottomano assassino piangendo la secca falena allungata e ghiacciata lunga di piede stravaccata sul letto scarlatto incazzata dall’udir sproloquio uscir dall’immonda bocca del tristo invan amato carnefice ….. nà stronzata pazzesca, se detta alla maniera fantozziana … una benemerita cagata per molti poco impressionabili … ridicola sotto troppi aspetti secondo il virtuosismo impenetrabile di Foltopelo dalla cui intelligente critica può eguagliare uno Sgarbi o mandare a fan culo un Tremonti … con lo Sven compiaciuto d’essere riuscito a sopravvivere in una serata tutta da dedicare in una compagnia teatrale e non molto interessante … il subdolo individuo è in grado di seguire dei sentieri talmente contorti dove trovare piaceri sconosciuti ai comuni mortali … e la plasticità statuaria, inanimata, assente in una visita sconvolgente dell’attor primo, fermo. Fermo, capite il senso letterale … immobilizzato in una cristallizzazione senza tempo, con il cappotto di cuoio da metallaro e gli stivali da motociclista, fiero nella sua persa identità, assassino di se stesso (ma ammazzati all’inizio del dramma che siamo contenti lo stesso) … Venezia s’è mossa contro i turchi invasori e la tempesta ha vinto la contesa … Cipro resta colonia veneziana … Roderigo di impalma la giraffona senza rovinare il patrimonio di famiglia … Cassio come governatore dell’isola può continuare in cazzate su cazzate e lo Iago intrigante “l’unico a recitare da vero attore consumato” con quattro battute comiche avrebbe persino distolto Foltopelo dall’assillata freddura ai deliziosi piedini da fata ……. Poiché se vogliamo dirla alla Sven, fin dall’inizio serata queste estremità infreddolite sono state la parte teatrante e di recitazione in assoluto dominante …… a nessuno degli attori sono sfuggite le manovre di riscaldamento a carico di un’avvenente figurina dai capelli leonini arricciati in preda a compulsive operazioni quali la più piccante infilarsi tutta quanta in una borsa da passeggio. Una star da prima fila, alla compagnia “Licinium” mancava proprio. Ne sono sicuro.


Magnifica serata di fine luglio. Parola si soldato ordinario del Fùhrer di Berlino, quello pazzo.




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