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 ... il tiratore scelto ...

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Sven Hassel
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Sven Hassel

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... il tiratore scelto ... Empty
MessaggioTitolo: ... il tiratore scelto ...   ... il tiratore scelto ... EmptyDom 6 Mar - 13:34:06

.personale.


Il Tiratore scelto.


… non sei tu a decidere, ma la vita decide per te.


Lo capii con l’arrivo delle truppe tedesche in Finlandia dove l’arruolamento significava vivere, mentre il rifiuto voleva dire i campi di prigionia, così mio malgrado presi la divisa dei più forti dell’epoca… la Wehrmacht imperversava per l’Europa da vincitrice.
Da arruolato a forza diventi un soldato inaffidabile e il campo d’addestramento di Shatonburg in Alsazia decimava i più deboli senza nessuna pietà, sveglia alle 4 e 30 caffè e pane raffermo, branda a posto e corredo in perfetto ordine, ispezione con adunata puntuale alle 5 con qualsiasi condizione meteorologica. In un mese i 560 dissidenti arruolati erano diventati poco più di 300 ed erano destinati a calare ancora. Trentacinque chilometri al giorno di corsa con assetto da guerra stroncano qualsiasi resistenza … sotto la pioggia si perdevano una decina di kameraden al giorno prima aizzati dai cani e poi finiti a revolverate dagli istruttori.
Ogni minimo cedimento costava punizioni durissime, come rimanere in equilibrio su di un paletto conficcato nel terreno per ore appoggiato con un solo piede. O mangiare patate marce e carne di topi con verze.
Il mio vero guaio incominciò dopo il secondo mese sul campo di addestramento armi … mai visto un fucile in vita mia e pensai stupidamente di non essere incluso tra gli scarti sull’incapacità di usare l’arma assegnata, così sparai alle sagome come veniva ordinato un colpo dopo l’altro come ordinato dal sergente dietro di me. Restai sulla postazione più a lungo di altri, mentre 6 kameraden finivano nella fossa comune con un colpo in testa per inefficienza sulla linea di tiro, più che altro per dare esempio. Il sergente annotava qualcosa sul libretto di tiro e lo mostrò ad un leutnant che si mise sulle sagome con un grosso binocolo ordinando il fuoco, e lì senza saperlo la mia carriera di soldato insignificante stava per diventare una complicazione mortale.
Il biondo mastino di Hitler mi urlò in faccia chiedendo dove avevo imparato a sparare … risposi da scemo che quella era la mia prima esperienza con un fucile in mano. Il leutnant mi schiaffeggiò con i pesanti guanti di pelle tirandomi un calcione sullo stinco e un pugno nello stomaco che incassai senza darne a vedere il dolore … cedere voleva dire un colpo in testa. Grosso deficiente bugiardo, hai centrato più tiri da solo sulla linea dell’intero plotone … che facevi da civile, rispondi? Il meccanico di biciclette signore. E’ un mestiere da fesso! Sissignore.
Ora tira a quella sagoma che stanno posizionando … con colpi distanziati al mio ordine, a terra schifoso verme e pronto al fuoco.
Sparare per chi non l’ha mai fatto prima, lo fa e basta ricordando solo quello ascoltato dall’istruttore di tiro, il mirino nel collimatore e il disco nero della sagoma inquadrato, e tiri il grilletto … quello che succede non lo sai, lo segnala il capoposto sulla sagoma.
Tiro … bandiera nera, altro colpo, stessa bandiera sventolata … finisco il caricatore e il leutnant mi prende a calci urlando che ho centrato il caricatore sulla sagoma a 200 metri, mandando tutti i proiettili in una rosa grossa quanto un pugno. Mi chiedo cosa ho sbagliato?
Il giorno dopo parto su di un grosso Krupp diretto al centro tiratori scelti di Gottenfhùr, la tana dei lupi solitari, la formazione degli odiati assassini invisibili. La disciplina prussiana era infernale e gli istruttori spietati, al mattino 4 ore tra scuola tattica, orientamento e logica sugli obbiettivi, con tiri di precisione segnati con esattezza sul libretto personale, il mio lo sostituivano ogni settimana … non ti fai amici se diventi il più bravo a sparare, così trascorsi tre mesi imparando il mestiere del cecchinaggio, quello di colpire un altro senza farti scoprire.
Il cecchino è un assassino malvisto, uno che ti spara senza rivelarsi, una minaccia temibile da eliminare non appena possibile, nessun fronte è sicuro con dei cecchini in azione. Il tiratore scelto studia il terreno e il bersaglio da colpire, i suoi riferimenti sono scelti tra i possibili individui chiave, ufficiali, addetti specializzati ai telefoni, marconisti, vedette per l’artiglieria, staffette porta ordini, o contro gli stessi tiratori scelti dalla parte opposta, e qui ti giochi la pelle, in tal caso solo uno resta in vita.
Uso uno splendido fucile Mauser di precisione costruito in Austria, con ottiche Zaiss, ricavato dal pieno, un vero gioiello consegnato in una custodia di cuoio unto, il vanto per un tiratore, con il distintivo della Legione Gotten … il marchio degli assassini di Hitler, con questa patacca addosso mi schivano persino gli addetti alle latrine, nessuno attacca discorso con un cecchino bip, uno che ti spara a sorpresa … che differenza fa, quando ti colpisce una pallottola o il modo in cui te la spediscono non l’ho mai capito.
Mi ero infilato senza volerlo in un grosso problema e lo capii completamente, quando con altri fummo assegnati alle esecuzioni di prigionieri. Le sagome diventarono persone e le uccisioni centinai al giorno … dopo le prime settimane l’indifferenza su cosa sparavi diventava completa e poco importava per chi si trovava dalla parte opposta, lo scrupolo o l’esitazione formalizzava l’esclusione come tiratore scelto … un tiratore non può avere dubbi ma solo certezze. Quattro mesi bastarono per capire una guerra da macellai, tiravamo su sagome umane per capire di che tempra poteva diventare un individuo da mandare al fronte .. di quanto ci si poteva fidare che eseguisse un ordine, perché un ordine richiede solo la sua esecuzione e niente altro. Potevano ordinarti di fare fuoco su chiunque … travestivano persino prigionieri con divise tedesche, alti ufficiali legati ad un palo da ammazzare e lo facevi automaticamente … donne, vecchi e bambini non facevano differenza. Svuotavano ospedali e manicomi, poveri scemi ridenti trasformati in bersagli mobili sui quali puntare grosse cifre come scommesse, gli alti papaveri della politica aumentavano le scommesse se urlavano pietà, le prigioni portarono la delinquenza ad arruolarsi in massa e questi assassini privi di scrupoli ben presto arrivarono ai gradi di caporalato sottoponendo la truppa ad angherie e soprusi. Feci saltare il cervello ad una decina di esaltati servitori di Hitler senza scoprirmi incominciando da uno di questi che voleva taglieggiare la mia paga settimanale, così si incontrò con un proiettile vagante infilato tra gli occhi da 300 metri di distanza in una giornata di sottile pioggia, nessuno capì da dov’era partito lo sparo … morire in un posto dove la morte imperversava dal mattino alla sera è come una routine che porta l’indifferenza persino sulle parti, l’hauptmann Horg von Ponnath, incaricato dell’ordine sul campo sputò con gusto sulla feccia dei criminali civili trovati uccisi da proiettili Mauser … sapeva chi li avevano freddati senza indagare su chi l’aveva fatto. Per l’esercito del Fùhrer di Berlino, se ammazzi diventi importante e lasciai la prigione di sterminio con un’altra patacca appuntata, quella dei mille assassinati … non ci vuole molto se lo fai dal mattino alla sera per mesi.

Un treno diretto a sud mi portava sul fronte Occidentale da giorni con lunghe soste per dare la precedenza a veloci convogli diretti da fronte e verso il fronte. La poderosa macchina bellica germanica mostrava il suo formidabile sforzo contro i nemici spedendo centinaia di grossi panzer coperti da teli mimetici su linee con precedenza assoluta costringendo altri traffici in deviazioni o a soste per giorni, ovunque fosse necessario assicurare convogli importanti.
Naturalmente pioveva e la sosta si fece fuori da un piccolo villaggio polacco sperduto nel nulla … c’era però del fermento, e diversi camion Opel carichi di soldati erano passati a gran velocità diretti verso il centro dell’abitato dove pareva in corso una disordinata sparatoria a tratti seguiti da silenzi. Il solito ben informato, un caporale cuciniere imboscato arrivò dal villaggio dicendo che il parrocchio teneva sotto tiro l’armata del Fùhrer dalla notte precedente e pareva disposto a cedere cara la sua pelle per l’ingiustizia di avere visto una decina di compaesani falciati dal comando di piazza per una rappresaglia. Mi tirai il berretto sugli occhi e mi addormentai con un occhio solo contro un albero, la cerata mi riparava dalla pioggia e stavo meglio che con gli altri.
Il fracasso di un motore imballato di una nera Horch, piombò di gran carriera sulla stazioncina e ne scese un caporale autista che si mise a discutere con l’addetto alla linea ferrata attirando l’attenzione dell’ufficiale del convoglio fermo. La discussione si portò su vagone controllo viaggi e dopo un poco ne uscirono con il caporale altri due ufficiali di transito fischiando l’adunata con 5 squilli di fischietto … in numero 5 voleva tutti a rapporto, nessuno escluso così mi toccò alzarmi di malavoglia per obbedire maledicendo i caporali e tutti gli ufficiali compresi. Mi sorpresi non poco quando senti il mio nome urlato, e chi mi conosceva se non come un nome scritto sulla base di partenza?
Signore signorsì presente, soldato scelto tiratore ordinato Sven Hassel in trasferì ….. Silenzio scemo alto una spanna. Prendi l’armeria e segui il caporale, hai del lavoro da fare, fila e torna appena finito il teatro, è un ordine, scattare pelandrone buono a nulla … mar.
Sali accanto a me deficiente e attento a quel coso che ti accompagna, li dietro ce un eroe che dorme. Sdraiato sull‘auto, mezzo rovesciato sulla poltrona posteriore, un maggiore in divisa fuori ordinanza da cavalleria (la preferita dai pavoni che il fronte neppure lo vedevano in cartolina) si svegliò di botto non appena l’autista accese il motore dell’auto … carri avanti, urlò come un forsennato il maggiore … ammazziamo IVAN … motori al massimo per la Gloria della grande Germania … La Horch scattò avanti mandando il maggiore a sbattere contro la lamiera della portiera finendo giù dal sedile, il caporale mi disse di prendere da sotto il mio di sedile una fiasca di allumino con del cognac dentro e di assaggiarne un sorso, con sospetto annusai il contenuto e rifiutando dissi che non bevevo con gli sconosciuti… il caporale scoppiò in una risata sguaiata dicendo che facevo bene, perché quella era la medicina del suo maggiore e che tre parti di benzina ed una di pessimo cognac alla lunga portavano un avvelenamento mortale, e che anzi ne dava una buona dose al suo maggiore da subito.
La grossa Horch frena di schianto mandandomi a sbattere contro il montante del parabrezza bestemmiando … calma eroe, sulla mia auto comando io. Strattona il maggiore in malo modo facendogli ingoiare quasi tutta la fiaschetta adulterata … così sta buono durante l’operazione e non rompe le balle. Ma così lo ammazzi! E sì e stai certo che se lo merita, sono mesi che lo avveleno ogni giorno, beve e basta il porco. Ha ordinato lui la carneficina sulla rappresaglia e l’ha fatto accusando altri dei suoi misfatti. Ne ha ripulite di banche da quando mi hanno assegnato a questo ladro e finche ruba mi sta bene, i soldi m’interessano, ma il porco denuncia altra gente innocente e la manda di fronte al plotone d’esecuzione ridendo.
Sale e riparte di botto … il maggiore urla … carri avanti all’improvviso … ammazzate IVAN … al che a tradimento il caporale lo colpisce selvaggiamente con l’elmetto d’acciaio in piena faccia spaccando di netto il naso che sanguina come un maiale … silenzio eroe. Silenzio e dormi, al resto ci penso da solo. A proposito, sei un cecchino che sa sparare oppure un cacciatore d’anatre?
Perché, ti interessa? Perché ho del lavoro per te, ma dev’essere un lavoretto molto ben fatto e delicato.
Devi colpire un bersaglio a grande distanza, forse anche più di 50 metri con un colpo solo senza destare sospetti, te spari e ti defili, finito il teatro.
Posso colpire una moneta a 300 metri di distanza.
Questa è una balla grossa, nessuno lo sa fare. Io si. Non ci credo! Affari tuoi.
Ascolta, ho parecchi soldi nascosti e mi piace scommette, te li fai 500 vecchi buoni marchi contro i miei, che fallisci il bersaglio a quella distanza? Ci scommetterei 10000 marchi, caporale se per te fa lo stesso? Fischia, 10000 sono un bel gruzzolo … però voglio vederli prima. Sono nella custodia della maschera antigas e li vedrai prima del tiro … a che cosa devo mirare? Lo saprai appena arriviamo al villaggio, tiratore scelto, ghigna l’autista.
Sfiliamo dalla collina verso un villaggiotto piatto attorno ad una povera campagna ai margini di una fitta selva, colpi ritmati escono come sordi echi dal centro abitato, Qui la guerra non è arrivata, perché si spara? La Horch entra lateralmente da sud evitando la strada principale e si ferma a ridosso di un magazzino di legnami … il maggiore rantola dal fondo auto.
Tira fuori il ferro dalla culla e seguimi, ordina il caporale. Da un abbaino sopra la segheria si apre una larga vista sui tetti del villaggio ed in particolare sulla piazza con di fronte la chiesa circondata da almeno due compagnie di panzertruppe in pieno assetto di guerra armate a tutto punto… quattro postazioni di MG38 e due di mortaio da 40 battono l’intera aerea … nessun civile in vista … il campanile, specie la sommità è quasi inesistente ed è li che sono diretti a tratti le fucilate. Tira fuori l’armamentario, tra le campane ce il tuo bersaglio che tiene in scacco da ieri l’armata del Fùhrer e questa giostra dura da troppo e potrebbe incuriosire qualche alto papavero in un momento difficile. Con un binocolo da campo scruta il campanile, niente il parrocchio non si vede … è un prete il tuo uomo da eliminare, ti da fastidio farlo? Pensa ai diecimila marchi ed incomincia a contarli che li voglio in vista. Siamo giusti giusti appena oltre i 300 metri e non li voglio perdere con tutta la fucileria che spara a zero.
Con lo Zaiss incomincio a setacciare ogni anfratto e trovo il malcapitato appena visibile dietro un cumulo di calcinacci, quasi impossibile da trovare senza un occhio allenato, la tonaca scura è completamente ricoperta di polvere e terriccio … la testa calva, grossa interamente sudata ne ha fatto un volto insudiciato dagli occhi arrossati … è stanco e mormora qualcosa. Lo posso colpire con facilità. E’ un maledetto tiro difficilissimo ed ho la luce a sinistra con vento da est. Vuol dire che ti avvicini e lo stendi o non ci riesci? Quel parrocchio deve sparire entro un’ora, questa sera i cani di Hitler devono rientrare al canile vittoriosi e le due compagnie sono qui per una affare tra pavoni che vede le parti in un interesse economico a tempo e di questo non ce ne più. Meno curiosi entrano negli affari privati e più soldi rimangono in cassa. Fammi vedere i 10000 vecchi marchi, non mi fido dei chiacchieroni autisti? Mi offendi assassino di professione, ho una vera montagna di marchi in due valige nell’auto ben sotto chiave e posso ricoprire una grossa bip di carta stampata germanica e avanzarne per tapparti la boccaccia, sono una persona onesta e pago sempre le scommesse perse. In tal caso ecco i miei sudati risparmi in vista, contento? E questi sono 10000 marchi se liquidi l’impiccio senza altre perdite di tempo.
Il bersaglio sporge di tanto in tanto il mitragliatore sventagliando la piazza … come ha trovato l’artiglieria il dispensatore uomo della pace? Si è portato sul campanile diverse casse di munizioni e altro, prima di mettersi contro i suoi aguzzini … gli sono saltati i nervi dopo la fucilazione ordinata dal maiale in automobile. Lo vedo.

La testa è perfettamente nel reticolo di tiro, robetta da manuale … il parrocchio muove le labbra, forse si rivolge in quello che ha creduto nella vita, buon per lui che crede negli amici delle nuvole … un foro appare tra i suoi occhi, il beato è pronto per il grande ingresso trionfale accolto da un esercito di trombe suonate da angeliche fanciulle bionde.

Il caporale sussulta. Sbraita un “ma che mi venga un accidenti” … un centro perfetto da una distanza impossibile, mette mano alla fiasca del cognac di vera marca francese e ne tira giù un sorso da ingordo … tieni, bevi, ti sei guadagnato il malloppo … e sposta la canna del ferro dalla mia testa cretino, io pago i debiti e subito, tirando fuori di nuovo il grosso rotolo di carta filigranata.
Non li conti? E perché, anch’io sono una persona onesta, e poi mi hai visto al lavoro, chi vuoi che mi possa truffare? Da qui posso centrare una moneta da pochi centesimi persino in movimento e colpire un porco di autista in giro per la terra di nessuno a far del turismo, che vuoi che sia per un onesto lavoratore. Il mio capo con la falce danza di felicità ad ogni mio centro.
Piantala di declamare stronzate imbecille e filiamo di corsa, nessuno deve capire che hai risolto il problema, nel contratto i meriti vanno alla truppa d’assalto com’era stabilito.
Ripulire le piccole comunità rapinando le banche è un fatto scontato in una brutta guerra e rende parecchio se lo fai restando in ombra, ed il mio maggiore si è fatto una fortuna in questi ultimi mesi ammazzando chiunque lo ostacolasse, un vero macellaio senza onore ne parte, il maiale ha sparato su donne e bambini come divertimento … nessuno campa a lungo offendendo la morale di persone per bene ed io sono una di quelle.
Salgo sull’auto, l’autista ingrana con fracasso la marcia … il maggiore urla nel delirio, carri avanti … ammazzate tutti gli IVAN … ripiombando sul fondo auto. Smoccolando come uno scaricatore di porto imbufalito inchioda di botto la Horch che straversa sull’uscita delle case.
Il maggiore ingoia a forza un’intera fiaschetta di benzina e cognac e vene scaraventato sul sedile come uno straccio vecchio, è paonazzo e pare che scoppi da un momento all’altro, pieno di benzina da settimane emana un odore nauseante di miscela infiammabile.
Conto sfacciatamente i fogli lentamente strusciando i marchi onestamente guadagnati. Ho fatto un buon colpo, non ho mai visto tanti marchi tedeschi in una sola volta. Quelli mostrati appena al caporale in verità sono falsi, ogni soldato ne trova facilmente in circolazione, ho barato sul sicuro puntando sull’abilità che non sapevo di possedere, quella di saper ammazzare a distanza.
Il sole scompare sopra un cielo di piombo, ricomincia a piovere adagio, la strada si riempie di pozzanghere. Arriviamo presso il convoglio a velocità folle appena in tempo, la locomotiva ha in pressione la caldaia e tutti sono sul treno meno l’ufficiale imbestialito per la mia assenza. Naturalmente m’investe d’improperi irripetibili prendendomi a calci con minacce di corte marziale … il caporale impalato si prende sonore sberle sotto la pioggia e deve farsi 50 flessioni nel fango con lo stivale dell’ leutnant che lo spinge giù, infine lo spedisce di gran carriera all’inferno tirando una raffica di MG tra i piedi …. Il leutnant da spettacolo all’intero convoglio ricordando chi comanda sul treno, sono effetti gratuiti per dimostrare il suo potere a chi sta sotto per obbedire, ogni esercito lo sa.

Trovo un cantuccio riparato dalle infiltrazioni di pioggia e mi rimetto a dormire con un solo occhio, non ho interessi a dover vincere la guerra di Hitler, ma solo di salvare la pelle.

… e poi ho diecimila vecchi buoni marchi ben nascosti …

.segue.

.


La prova difficile.


.personale.


… Mosca … sotto la neve.

… sono giorni che lo cerco, la neve e la poca luce di corte giornate rendono l’immobilità un tormento insostenibile e so benissimo che ogni mio minimo movimento può significare la morte immediata.

Da una settimana siamo in tre tiratori impegnati a stanare un maledetto IVAN che fa diligentemente il nostro stesso lavoro da becchini e lo fa con successo da 6 lunghi mesi in cui ha steso una dozzina di cecchini tutto da solo. L’ultimo, neppure lo conoscevo perché ci evitiamo tra di noi, l’altro ieri, l’ha colpito sotto il cassone di uno Zizz arrugginito dov’era nascosto da 4 giorni senza muoversi mai … cambia posizione di continuo e spara da posti sempre diversi ed ha il vantaggio di conoscere a mena dito la zona da mesi … per cambiare piove a dirotto, maledetta guerra.
Passo le notti nel condotto delle fogne dove il freddo è appena sopportabile, niente cibo caldo, solo pane duro e salsiccia innaffiata con slilovizt … non si beve altro da mesi ed alle porte della città del Cremlino si brinda alla vittoria finale. I reparti delle gruppenfùhrer, quelli della testa di morto (totenkopf) sono arrivati a due passi dalla Piazza Rossa senza incontrare resistenza e non appena i fessi appostati a meno di 6 chilometri dalla periferia con le loro carrette di ferro si decidono a smuovere i loro tubi da stufa occupando la capitale dei soviet prima che la neve li seppellisca … finirà questa sceneggiata da operetta che è costata alla Germania un fiume di sangue in piena.
Le periferie sono deserte, tutti i moscoviti hanno abbandonato le catapecchie trascinando con loro tutto quello che avevano … la povertà è impressionante e se questa è la metropoli russa stanno peggio di altre nazioni che ho attraversato.
Il piccolo bip tiene tutti al coperto impedendo alla boria tedesca la libertà di circolare e di farla da padroni e per i mastini di Hitler questo stato di cose è intollerante e poi i bersagli preferiti come solitamente li sceglie un veterano cecchino, sono i pavoni in gallonati che mette sul suo libretto personale. Tutti gli eserciti si assomigliano, anch’io sono tenuto dal regolamento a segnare con la massima precisione il numero di bersagli centrati, il luogo e l’ora esatta, nonche la regione e la nazione … i bastardi dello stato maggiore lo sanno bene che in caso di cattura uno di noi con simili credenziali rende l’anima faticosamente. In Bulgaria uno dei nostri ha urlato per una settimana prima di finirla tra atroci tormenti … lo hanno bruciato lentamente incominciando da un piede accanto a dei tizzoni ardenti e dopo tre giorni lo hanno fatto con gli avambracci consumando la pelle fino ai moncherini delle ossa … gli hanno disarticolato le braccia e bruciati gli occhi prima di finirlo in una pentola d’acqua bollente. Presso Brukiacyev li hanno squartati legati a quattro bufali siberiani … il peggio è cadere tra le mani delle donne partigiane, sono delle vere jene assetate di vendetta, tutte volontarie, tutte giovanissime, tutte private dei loro amanti e mariti che il Kommisasovietrpolurar arruola per ferocia capacità che per esempio ha solo i bastardi mongoli, ometti pericolosissimi da trovarsi di fronte e totalmente incapaci di arretrare di un passo.
Ho visto la cavalleria cosacca falciata dalle mitragliatrici galoppare impavida e fiera incontro al massacro come in un sogno di follia gloriosa … neppure i panzer li hanno fermati e la fanteria è crollata sotto le sciabole sguainate … gli ufficiali tedeschi si sono impietriti di fronte a tanto coraggio.

Piove ed ho fame, e il bip “collega” ha fatto una nuova nota sul libretto personale … un portaordini ha lasciato cadere con noncuranza uno spaccio per me … l’herr hauptmann Golld Kriest mi ordina di non lasciare la posizione, pena la fucilazione sommaria e un intero caricatore in testa, nonche ha promesso di staccarla dal corpo per darla ai suoi amati dobermann. Fesso imbecille, l’esercito degli scheletri ne è pieno in abbondanza, lurido parassita arrivato comodamente in treni riscaldati sempre dopo la presa delle linee assicurandosi che gli IVAN fossero almeno a 200 chilometri da lui … ecco un pavone che cerca una morte anonima in una città deserta.
Il cunicolo verso est pare si allarghi e calcoli dei buoni mille metri dalla mia postazione, piove e l’acqua ha preso a salire, neppure le fogne mi levano il freddo da addosso. Ho sentito urla in tedesco … tiro su piano la grata di un tombino … da uno scantinato si sente uno schiamazzo soffocato, ma non troppo. In fondo alla via 6 grossi camion del genio si danno da fare minando l’intero quartiere, ben presto il blocco abitativo diventa una polveriera a tempo. Sbircio nella cantina … sono una compagnia di volkssturm, dall’aspetto dei veterani imboscati che se la spassano cocendo patate lesse in una pentola bollente e il solo fuoco mi porta dove non dovrei … risvolto le mostrine e strappo i distintivi di tiratore, il fucile lo nascondo accanto al muro d’ingresso del tombino … sull’altro lato due cadaveri russi abbandonati hanno le armi accanto … il buon maresciallo Ruhpert del centro addestramento assaltatori di Obergard si svenerebbe di fronte alla mancanza dell’applicazione elementare prevista sulla raccolta delle armi e sull’assoluta spogliazione di ogni effetto personale sul nemico … berciava dal mattino alla sera che neppure le mutande si lasciavano ai vermi sovietici e di controllare con cura il numero di denti d’oro da strappare da bocche senza respiri.

Faccio il necessario rumore per non essere preso a revolverate e metto la testa oltre lo stipite, ho una bomba a mano disinnescata pronta al lancio tempo 4 secondi e posso polverizzare l’intera masnada … fermo lì, pidocchio, da dove spunti? Cristo puzzi come un topo di fogna.
Ho lasciato gli altri per un giro solitario e poi che t’importa bamboccio. Il bamboccio è alto e grosso il doppio di me e se l’ho vinta su di lui ho gli altri al loro posto.
Bamboccio a me … ghigna con una boccaccia sdentata il gigante. Certo che un mezza cartuccia come te che da del bamboccio a me ho ha del coraggio oppure se la fa sotto dal terrore … allora vediamo come sei veloce, bamboccio … tirandogli la bomba a manco innescata, hai 4 secondi per rimettere la sicura ………… maledett … stron … sfottuto imbecille … e di che?
Con un pizzico di cervello ci sei riuscito quindi zitto!
Il resto della compagnia è sdraiato tra le macerie impietrito … ma da sinistra scatta il solito eroe che incontra il calcio del Pepesciok russo sui denti con un colpo deciso puntandolo con malcelata distrazione sulla pancia del gigante rosso come un fuoco divampante … che sbotta in una risata da mina anticarro … che sia dannato se il piccoletto non é uno dei nostri.
Chi sei eroe nazista? Ridillo e la prossima bomba a manico ti va su per il culone sporco, maiale tedesco.
Senti senti il piccoletto com’è raffinato, un vero gentiluomo di Moabit a quanto ascolto.
Sono di Fioderlisk, in Finlandia, arruolato a forza per la gloria del pazzo berlinese, l’imbecille dai baffetti da scemo.
… questa è da tradimento e denuncia direttamente alla Gestapolizei … roba da alto tradimento con la forca diretta sul posto … la risata scatena il plauso generale e il gigante toglie da una cassa una bottiglia che mi arriva al volo ma che afferro prima che mi prenda in piena faccia … i riflessi sotto le armi diventano automatici e ti salvano d’istinto, è una bottiglia di vino belga, finito lì come non si sa.
Siedi sorcio schifoso, puzzi come un maiale e racconta la tua storia. Non ho storie con chi non conosco e ho fame, non tocco cibo da mezzogiorno, mento. Ho una fame che farei bollire uno scarpone nella pentola pur di inghiottire qualcosa. Non è il Berliner Strasse e lì ci sono patate a volontà e buon vino o vodka … salsiccia e cipolle selvatiche crude … per servirti, kameraden.
La scena va avanti senza intoppi per due giorni tra risse e partite a dadi, perdo regolarmente e vinco appianando le postate, intanto sto al calduccio e mangio persino della vera carne di cavallo macellato dopo averlo sottratto ad un cretino della cavalleria “Division Florian Grey” che finirà sotto processo per incuria delle attrezzature assegnate, come l’ordinato esercito germanico prevede quando uno sbadato perde un mezzo di trasporto.
Me la filo alla chetichella di notte tarda portandomi dietro un bel pezzo di carne cotta avvolta in un panno sudicio di grasso, fa comodo da succhiare quando il freddo ti morde dentro … porto il mitragliatore russo con me giù nel cunicolo con tre bottiglie di vino rosso ungherese … meglio approfittare sempre del buon cuore di altri e prendere quello che non ti darebbero è una regola d’oro per sopravvivere … la fogna è senz’acqua e puzza ancora peggio, la camminata mi porta a destinazione e sbuco all’alba che porta nuovamente acqua mista nevischio, la visibilità è nulla.
Due ore dopo passano 5 fantaccini, mi cercano … fischio leggero e uno si avvicina guadando in alto come per capire quanto nevica … sono al sicuro dai tiri del cecchino russo, sanno che non li colpirà, non è interessato a dei semplici esploratori però capisce molto bene che tra di loro è nascosto qualcuno. Doveri finito pezzo d’idiota? L’hauptmann è letteralmente inferocito senza novità. E quali novità? Anche un cieco vede che con questa neve sta solo nevicando, cosa dovrei fare, sparare al primo Yabo che passa? Ieri il compagno alla tua sinistra, s’è preso una palla tra gli occhi … perchè non hai fatto fuoco, non hai visto da dove è partito il colpo?
Fesso, certo che l’ho visto … mentendo da bugiardo … che credi stessi facendo, dormire forse? Non ho cibo da quasi una settimana e vedo doppio in mezzo a questo biancore accecante … bevo l’acqua di fogna e mi congelo tutto … il tuo marcio hauptmann se mette la testa oltre il dovuto lo stendo facendo il lavoro di IVAN. Piantale sbuffone, ti lascio la fiasca di cognac dietro la pila di mattoni, la prendi al buio questa sera, da mangiare non ne ho ….
… non lasciare niente e togliti dai piedi … sono sicuro che IVAN non ha perso nulla da questa chiacchierata e terrà d’occhio la zona più di prima. Da qui me ne vado, non appena fa buio e di bip in gallonato che non mi hai trovato, capito deficiente? Non voglio un proiettile in testa per la vostra fottuta fretta di beccare un tizio che sta qui da mesi e tira con una precisione esemplare. Fuori dei piedi e fila a 30 metri a ovest e stai fermo quanto lo sei stato qui.
La masnada di Hitler è composta di cretini conclamati, sono arrivati a Mosca e non fanno nulla per entrare in una città abbandonata … non ci sono abitanti civili e neppure un IVAN con l’uniforme in tutta Mosca … qui sono tutti fuggiti terrorizzati con i battaglioni sulle periferie, mezza Mosca è sotto assedio e Berlino esita … ma chi ha maggiore paura in questa gazzarra maledetta? Se Mosca non è completamente in mani tedesche prima del vero inverno sovietico, tutta l’armata del pazzo imbianchino di Monaco congelerà le chiappe coperta di gelo siberiano, facendo la fine di quel Napoleone che restò con una vittoria sotto zero un secolo fa.
Maledetta guerra.

Al buio cambio posizione e mi porto a ridosso del cadavere sulla mia sinistra, il tiratore di Salisburgo freddato in fronte … però era ben coperto da diverse lamiera di ferro con un solo spiraglio ed è stato colpito un metro e mezzo da queste. Vuol dire che se collimo la linea di tiro so da dove a sparato IVAN. Lo faccio in un solo modo possibile.
Prendo il suo posto dopo averlo rimosso e gettato in una buca d’acqua con grosse pietre per tenerlo sotto, ne assumo l’esatta posizione e domani con la luce cerco la provenienza del proiettile, è rischioso restare sulla stessa linea di tiro, però con un po di fortuna posso tentare l’impresa.
Altra pioggia gelata, per cambiare e cielo di piombo, la luce del mattino si trova alle mie spalle e IVAN ha sparato di pomeriggio, significa che preferisce la luce alle spalle, interessante. Questo vuol dire che ho la prima mattina per individuarlo ed il pomeriggio per ignorarlo completamente.
Vedo perfettamente sull’allineamento da dove ha sparato, è la palazzina di fronte ad angolo, da lì si possono battere due angolature distinte … il tipo è in una ottima postazione e copre un raggio di 160 gradi di visualità. Ha fatto fuoco in direzione 115 gradi e 4 giorni fa su 45 gradi, si deve pur muovere avanti ed indietro e quindi è dietro di una delle tre aperture di sinistra … il potente monoculare Zaiss si insidia tra le fessure delle ampie finestre distrutte … niente, nessuna traccia e questo non dice assolutamente nulla, il cacciatore è lì nascosto.

Riesco a studiare la parte nascosta dell’edificio usando come specchi dei vetri rotti e non si vede nessun movimento … nel centro del salone troneggia un grosso armadio a due ante appena discostato dal muro ed il resto è ben poca cosa, eppure tre dei nostri li ha colpiti da quella postazione e tutti al primo pomeriggio. Mi devo inventare un trucco.
Tiro fuori la notte stessa il cadavere dall’acqua gelida e taglio di netto la testa … lasciando affondare il resto, e rimetto il fucile nella stessa posizione in cui ho trovato la scena con un particolare diverso … senza il berrettone di pelo, se ispeziona regolarmente la postazione di tiro deve notare il particolare per forza.
Sposto di 50 centimetri la mia linea di osservazione e di tiro, voglio individuare il tiratore e se lui vuole osservare me, lo può fare solo frontalmente, all’alba con la luce posso avere la visibilità migliore, mentre le prime ore del pomeriggio sono le più pericolose dal mio lato luminoso.
Sono stanco e supero di poco le 13 ora locale. E mi salvo la testa!
Un proiettile infilato dalla piccola apertura a fianco della trappola mi avvisa bruscamente che IVAN mi ha non solo individuato, ma capito la trappola ha sparato sul fianco proprio dove immaginava mi trovassi. La botta di stanchezza mi ha salvato la vita ed ora ho una possibilità brevissima di trovare il punto dello sparo. La collimazione dell’angolo trigonometrico prova un’altra volta l’ultimo piano della palazzina, distanza 230 metri, ma da dove se non ce niente … oltre l’armadio che se ne sta lì nel mezzo.
Però qualcosa di cambiato lo vedo, una delle ante è socchiusa appena e al mattino durante l’accurata ispezione era chiusa, il vento …. È calato da ieri pomeriggio.
Un professionista, specie con la sua pelle in ballo ragiona sempre con la testa dell’avversario e se dovessi battere due fronti lo farei da una postazione centralizzata usando la migliore visibilità giornaliera. Il cecchino russo è dentro l’armadio ed entra ed esce strisciando sul pavimento, impossibile da vedere dal basso e poco probabile da altre angolature, la palazzina è la più alta della piazza. Com’era prevedibile si scelto con comodo il posto adatto, ecco perché teneva in scacco il quartiere da mesi e se l’era sempre filata durante gli attacchi, il posto è stato perquisito più volte e nessuno ha pensato all’armadio come scudo.
La mattina seguente vedo chiaramente chiusa l’anta di destra e solo accostata la sinistra, che permette di battere sulla destra dell’edificio, IVAN ha fatto l’ingresso sulla scena, mi sale l’adrenalina, ora so come sfotterlo. Non mi muovo restando congelato dentro la buca ed aspetto il primo pomeriggio, se Ivan mi osserva lo inganno facendogli capire che ha mancato il colpo … la presa in giro lo potrebbe scoprire.
Alle 13 e 22 minuti l’anta di destra si muove di tre centimetri, pochi per il passaggio di una persona, il cecchino ha un’ apertura sul retro dove s’infila strisciando e capire da dove arriva è impossibile. Smonto lo Zaiss e poso il binocolo, la potente ottica mi rivela un debole luccichio nella penombra dell’armadio, appena percettibile ma un riflesso ha tradito il tiratore, sono certo che è lì dentro … furbo, ma non troppo per i rischi di una postazione fissa e per di più vulnerabile … un proiettile da 330 lungo neppure lo sente passando attraverso.
Rimetto il berretto di pelo sulla testa mozzata … è pura provocazione, perché nessun professionista farebbe un simile errore … durante l’addestramento restavamo pietrificati per decine di ore intanto che altri tiratori cercavano il minimo movimento da parte nostra per farci fuori, e IVAN questo lo sa.
Rimonto eccitato lo Zaiss sul Mauser e inquadro l’apertura … ho un obbiettivo ristretto che fisso come centro sulla parte dove ho visto il debole luccichio, forse l’ottica di IVAN … è un 40 centimetri in quadrato, li ci deve stare la zucca del tiratore soviet … tiro lentamente il grilletto e il colpo parte ovattato. L’anta si perfora spalancandosi … un IVAN pelato, giallo come un siberiano e con un paio di occhialini cerchiati di ferro si materializza per un attimo nell’interno dell’armadio fissandomi … il brutto ceffo sorride!?
Ho tirato ad un maledetto mancino.
Il colpo l’ho diretto sulla destra del quadrato di tiro e lui da mancino aveva la testaccia pelata sulla sinistra, il colpo l’ha sfiorato divertendo il cacciatore di lupi.
Questo porta il vantaggio su di lui e la perdita su di me, così sono due settimane buttate al diavolo tra sporcizia, gelo e fame arretrata … mi rimane la soddisfazione di impedire l’uso dell’armadio, ora o sloggia oppure deve trovare l’alternativa per mantener il doppio controllo sugli angoli della piazza.
Durante la notte la staffetta mi ordina di rientrare per un rapporto dettagliato … dal tono capisco che mi aspetta una ramanzina da consiglio di guerra o peggio dal deficiente che ha il comando delle azioni sul quartiere. Seguo l’ombra scura e strisciamo fuori della piazza senza il minimo rumore sperando in un buco dove poter dormire con tutti e due gli occhi chiusi.
Maledetta guerra.
Il mastino di Hitler mi vuole immediatamente a rapporto senza perdere tempo.
Comandi Signore signorsì, tiratore scel……..
Silenzio idiota. Sta zitto merda sifilitica. Da un paio di settimane te ne stavi imboscato in dormite come un orso in letargo intanto che il tuo collega russo sparava su tutto quello che gli passava sotto il naso, sei un merdoso buono a nulla da fucilare come alto tradimento e puzzi come una carogna indegna per la divisa indossata.
Signore signorsì, dopo due settimane in una buca possono succedere cose personali spiacevoli all’olfatto e se posso permetter …… silenzio sciagurato, urla da ossesso paonazzo l’hauptmann in preda alla solita sceneggiata della crisi isterica “tutti uguali queste quartine da operetta” diventano dei prodotti in serie uscendo dalle accademie ufficiali senza testa, ma con una voglia spaventosa di urlare sempre.
Latrina ambulante ora ti fai 100 flessioni nel fango con trenta chili sulla schiena, poi con un caporale in motocicletta una 20na di chilometri di corsa … ti lavi con la spazzola in acqua gelata buttando quegli stracci puzzolenti e ti ripresenti all’alba pronto a levarmi dai piedi quella cimice che ci rovina la villeggiatura invernale, voglio il russo morto, secco, steso, capito idiota?
Signore signorsì, il tiratore non è un russo Signore.
Non è un soviet?
No, Signore signorsì … è un siberiano, uno di quelli pelati, senza denti e con gli occhietti da cinese, Signore.
Ma sei scemo per natura o ti fai gioco di me?
Signore signorsì, con il suo permesso ho battuto troppe volte la testa e da piccolo sono stato allattato da una grossa scrofa e poi ricor………strabuzzando gli occhi il ceffo esasperato estrae la grossa P08 e la punta contro di me incominciando a sparare all’impazzata, tutta scena perché sa di avere bisogno di un cecchino e di rimandare le eventuali ritorsioni almeno a cosa conclusa e non muovo un muscolo, neppure per ghignare … rimango impalato con l’aria idiota che ogni fesso dell’esercito del Fùhrer intelligentemente assume quando un superiore strepita, la scuola di Moabit la insegna come prima lezione per campare a lungo. Getta la pistola in un angolo abbracciando un MP “senza caricatore inserito” e me lo punta addosso tremando di rabbia … uno dei dobermann, il maschio, gli piscia addosso sugli stivali lucidissimi … è troppo per il manichino che sfatto si accascia in un angolo con un tonfo sordo boccheggiando smorto come un cadavere.
Uno come questo non regge in prima linea neppure una settimana in un vero combattimento.
Distrattamente mi metto in tasca una scatola di sigari e due dolci da gustare in santa pace … le flessioni non le faccio e un caporale capace di farmi fare 20 chilometri di corsa non esiste ancora.
Un pentolone d’acqua bollente, pronto per il primo rancio della giornata brontola in fondo ad un ricovero per trattori agricoli … ecco cosa serve per un bagno prolungato dopo aver abitato una fogna indecente … m’è persino venuto un languorino che spengo con i dolci rubati al pavone … una bottiglia di cognac scaldato nella stessa acqua mi assopisce cullandomi in sogni erotici e … mi sveglia urlando “sempre così nell’esercito” un cuoco grasso da far paura con un’accetta in mano.
Bestia immonda sibila, cosa fai nell’acqua del caffè della truppa?
Io nulla, secondo te cosa ci faccio nell’ammollo?
Esci immediatamente oppure ti affetto come un’aringa da servire con patate lesse.
Non posso mostrami nudo, quindi girati se no non esco.
Non fare il cretino e fuori di lì!
Ti ho detto che non posso, mi vergogno troppo.
Fuori perdio.
Ti ho detto che non posso, non sono come gli altri, sono un superdotato, se non ci credi vieni a dare un’occhiata, osserva te stesso.
Il cuoco si sporge e riceve una bottigliata in testa che lo stramazza a suolo.
Tutti i cuochi sono dei fessi e quelli ciccioni lo sono di più.
Filo verso quella se pare una lavanderia e scelgo un corredo pulito completo di biancheria, calze nuove, maglia pesante, camicia di lana e tutto il resto che un eroe merita dopo l’onorato servizio reso alla patria non sua … la guerra ha i sui lati piacevoli e l’intera giornata tra i sacchi di farina, dormendo sul camion, è il meritato premio dell’eroe.

.segue.

.



Così, mi presento con un regolare giorno di ritardo ben ripulito e sbarbato dall’hauptmann che neppure mi riconosce lasciando che studi il mio libretto personale a lungo …
Ho già avuto a che fare con un porco della tua specie, un vero inetto, un idiota …. Presto la feldgendarmeria lo passerà per le armi come disertore, ieri doveva presentarsi all’alba dopo una notte di punizione e non l’ha fatto. Impara sodato, io non scherzo e so farmi rispettare, riconosco un criminale in divisa a distanza.
Bene, bene. Stivali lucidi, divisa in ordine, barba rasata, capelli in ordine, unghie pulite … mostra l’arma in dotazione.
Ottimo fucile … oliato e pronto all’uso. Ottica in perfetto stato di conservazione, si vede che ci tieni al tuo lavoro. Ho perso una dozzina di checche arrivate con la qualifica di tiratori scelti per colpa di un cecchino russo che spadroneggia sulla piazza e l’ultimo vigliacco se lè filata disertando.
Ora ti ordino di togliere dai piedi il soviet al più presto, sul libretto personale riporta un numero alto di bersagli terminati, quindi sai sparare e fa il tuo servizio alla patria.
Il nero dobermann, che a differenza del fesso padrone mi ha riconosciuto, si strofina contro di me uggiolando sordo.
Saluto regolamentare con dietro front da manuale e lascio il manichino soddisfatto nel suo brodo … il fesso ha letto le credenziali di uno dei tanti libretti personali che mi porto appresso … e la feldgendarm sta cercando un morto … brava gente quella, come tutte le polizie mancano di cervello, i primi ad essere presi per i fondelli sono i tutori dell’ordine proprio dove in una guerra seria imperversa il caos totale.


… e così, tanto per cambiare, destinazione prima linea sul lato ovest del Don … almeno dormo sonni tranquilli.
IVAN è sull’altro lato e martella le posizioni con centinaia di batterie ippotrasportate, e con calibri pesanti schierati sulla seconda linea di fuoco arretrata … il pazzo di Berlino non ha mai creduto nell’artiglieria, di cannoni da campo non ne ha voluto sentir parlare, le sue immaginarie truppe invincibili travolgevano in continuazione un’Europa troppo debole per crederla capace di difendersi, il paranoico imbianchino non ha pensato per un attimo ad un materiale da difesa come i cannoni.
Dall’altra parte sparano ininterrottamente da settimane su tutto quello che è messo in acqua sul Don, battelli carichi di soldati sono centrati come tiro al bersaglio. Traghetti carichi di panzer e camion della sussistenza colano a picco sotto grandini di proiettili, i batallionkomandant si disperano invocando Berlino di fermare la carneficina. I genio, ha gettato 6 ponti con perdite gravissime andati tutti distrutti … e la nostra aviazione è ridotta a sporadiche apparizioni, e Berlino ordina di avanzare. Ogni giorno almeno 5 kommandant si fanno saltare la testa in divisa da parata, cercando di passare per eroi, sono arrivati in boria e lucidati a dovere, freschi d’accademia e indottrinati sulle vittorie facili, poveri fessi annegati nel loro stesso vomito dopo soli pochi giorni di fronte allo spettacolo infernale delle orchestre di IVAN … le loro famiglie saranno internate con l’accusa di alto tradimento con i beni confiscati …
… sono dei veri duri dall’altra parte, ci sono i cosacchi di Dimitri Vulmirovick con le batterie da 76mm da campo … i mongoli di Jowa Ulamb sulla sinistra con i 151mm … e con i 230mm arrivati da Sebastopoli i marinai dell’ammiraglio Sukowich Alandescki … le truppe di Dirlewanger sonnecchiano impazienti di poterci sterminare, questi di massacri se ne intendono fin troppo.
Li ho visti all’opera a Stalingrado dove hanno stanato interi battaglioni di panzergranadier con anni di esperienza di guerra dalle abitazioni radendo al suolo interi quartieri … avevamo ancora l’aviazione e neppure quella li ha fermati. Si accumulavano a catasta sotto il fuoco delle spandau arroventate in un bagno di sangue, i Kommissarpopular tiravano a chiunque tentasse di cedere di un passo, cadevano a centinaia nei viali centrali falciati dai tiri incrociati intanto che le divisioni d’occupazione tedesche indietreggiavano da isolato a isolato.
A me toccava il tiro al bersaglio sui comandanti … centrare un capo gruppo disorientava la truppa e dalle posizioni alte dei palazzi avevo gioco facile con il pericolo costante d’essere individuato in posizioni isolate … un cecchino non ha copertura e neppure protezione, è un cane solitario condannato al suo destino e se crepa non dispiace a nessuno. E’ un assassino da evitare come un appestato.
I piccoli, ma pericolosissimi siberiani di Hajak Do, sorridenti con gli occhi a fessura, che neppure sapevano perchè si battevano, trucidavano avanzando chiunque incontrassero, vere macchine mortali, impiccavano ai fanali intere compagnie oppure appendevano per i piedi i malcapitati e accendevano un fuoco sotto la testa per vederli morire tra atroci tormenti … e me ne guardavo dal portare una morte rapida con un colpo ben centrato … li avrei avuti addosso per stanarmi, un cecchino tedesco lo avrebbero spellato vivo e comparso di sale, poi con olio e lo avrebbero cucinato a fuoco lento, un siberiano mangia qualsiasi cosa passi sotto mano. Violentano, uccidono, combattono, muoiono, sempre con la stessa espressione sorridente, sono uguali ed impossibile distinguerli tra loro, sono macchine fatte in serie.
Ho un solo vantaggio, quello che posso colpire a grandi distanze e farlo nei momenti di massima confusione mentre sono sotto attacco, nessuno capisce un tiro di precisione isolato. Colpire un comandante al riparo in momenti di calma si rivela la presenza di un cecchino in posizione da stanare, scatterebbe immediatamente una caccia all’uomo.
Hanno anche loro dei tiratori scelti come Aula Kubernowa, una cosacca piccola e magra feroce come una tigre, astuta cacciatrice di lupi prima di essere arruolata tra le truppe soviet … è capace di rimanere notti e giorni immobile senza cibo, in nascondigli impensabili e colpire più bersagli dallo stesso punto, spara dall’interno della postazione … deformando l’eco dello sparo. Nessuno è riuscito a batterla, ci ha pensato un bip polacco in una partita a dadi con un fendente alla gola, Aula barava per vizio giocando, lo sapevano tutti, voleva vincere sempre, non gli piaceva perdere e voleva arricchirsi con ogni mezzo, il polacco fu comunque fatto a pezzi per onorare una grande assassina. Il suo tesoro ricavato dalle vincite conteso da chi ne reclamava le perdite costò ai soviet un centinaio e più di perdite, la faida durò mesi intanto che si assassinavano tra loro, Aula Kubernowa si vendicò ferocemente anche da morta.
I mastini del Fùhrer non erano di meno, come macchine ben oliate sulla distruzione sistematica, prima di ritirarsi mettevano potenti cariche attorno agli isolati facendoli saltare solo dopo che i soviet li occupavano … Stalino era una fornace a cielo aperto battuta da entrambe le aviazioni che bombardavano i quartieri senza risparmiare nessuno, gli Yabo sganciavano tonnellate di bombe dirompenti da 200 chili devastanti come cicloni, e i caccia bombardieri pesanti tedeschi delle bombe incendiarie al fosforo che colava fino ai rifugi riducendo le cantine piene di civili come fornaci. Questi sono i momenti in cui il cecchino può tirare a colpo sicuro senza farsi localizzare.
Trojwaias Josep Schuboldin comandava un nucleo d’assalto fastidioso con il compito di stanare casa per casa ogni resistenza usando i lanciafiamme a petrolio, i suoi carnefici lavoravano duro con mortai e bombe a mano orchestrando pulizie raffinate, naturalmente saccheggiando come d’uso e violentando uccidendo senza distinzione, veri macellai senza onore come del resto ne avevano anche dalla nostra parte. Assassinare per la bestia umana è innato e trattenuto come istinto solo per dover incominciare, una volta assaggiato il gusto onnipotente di togliere la vita non la fermi più. L’istinto primordiale trasforma il mite in una belva assetata di sangue incapace di pietà e la femmina umana non è di meno del maschio, anzi è nel privilegio sul dare la vita nel dolore che ne gode nel toglierla con piacere, i soviet hanno interi battaglioni di donne soldato che sanno combattere e sparare meglio degli uomini, trovarsele di fronte non si devono provare esitazioni fatali, nessuna distinzione, eliminazione totale, fuoco a volontà.
Trojwaias lo tenevo sotto tiro da settimane aspettando il fatale istante per metterlo a tacere. Occasioni ne avevo avute ma fuori copertura, mentre il maggiore Knippel mi ingiuriava prendendomi a schiaffi minacciando il solito plotone d’esecuzione se non lo fermavo, i cani di Trojwaias macinavano compagnie tedesche ogni giorno, i nostri lasciavano perdite consistenti sul terreno ed i soviet cantavano vittoria, il maggiore ribolliva di rabbia, il povero diavolo era delle totenkop, quelli della divisione immortale, con il teschio ghignante, illusi ed indottrinati sulla morte come un inganno superabile con lo spirito … l’anima immortale sulla vile carne non conta.
Aspettavo la condizione favorevole e questa arrivò sotto un attacco aereo che spianò il quartiere dell’eroe russo Mikalovick generale di cavalleria zarista convertito alla causa comunista … un vecchio barbagianni volta gabbana pronto alle rivoluzioni come cambiarsi i calzini, caduto portando la sua cavalleria a scontrarsi con i panzer della 106esima gruppenfùhrer al comando del maggiore Dustin Otto von Krieg … la piazza ed il monumento eretto in suo onore sparirono come per incanto in soli venti minuti di bombardamento a tappeto.
Trojwaias, sicuro di se per il macello spettacolare da ammirare con golosità, si sporse da spavaldo salutando i bombardieri sopra di lui e questo gli costò il biglietto gratuito per l’inferno. I nostri mitraglieri con degli assaltatori battevano sotto il bombardamento le line di Trojwaias in un attacco serrato, il colpo gli arrivò nell’occhio uscendo dal cranio … se infili un proiettile nell’orbita questo non perde potenza e svuota la testa uscendo con l’intero cervello senza lasciare nessuna traccia del proiettile … nessuno sa che cosa l’ha colpito, un bravo tiratore scelto non lascia la sua firma, mai. La banda di assassini perì dopo meno di un’ora di attacchi violenti senza il macellaio che li spingeva a frustate, il branco di lupi senza guida si sciolse sotto i getti dei reparti lanciafiamme … veri professionisti degli arrosti umani pronti a cucinare la propria madre o i figli senza nessuna pietà … dietro un getto di petrolio in fiamme ti senti il diavolo in persona e nessuna arma è capace di crepitare contro un muro di fuoco ribollente … l’olio del combustibile si attacca alla pelle e sugli abiti e non te ne liberi neppure in acqua, l’ossigeno trattenuto dai tessuti alimenta la fiamma. Il maggiore Knippel ne approfittò per una lavata di capo e note di biasimo sul libretto personale addebitando della reticenza e sospetto tradimento per il ritardo accumulato sull’ordine ricevuto … sputò sul libretto leggendo la lunga lista di demeriti iscritti e mi tirò un potente calcione sul ginocchio come sopravanzo, uno come me, non aveva nessun diritto di appartenere all’esercito germanico … signorsì maggiore chiedo rispettosamente di poter parlare … zitto idiota, cosa ti passa per la testa, imbecille? … faccio notare che l’esercito tedesco ha volute me senza che volessi minimamente entrare nelle grazie del Fùhrer di Berlino.
Sciagurato insolente, come osi nominare il nostro amato Reichfùhrer in mia presenza … dovrei fucilarti all’istante … o spararti immediatamente sui due piedi.
… faccio notare signorsì signore, che non può farlo, non sono ai suoi ordini, ma a quelli del maggiore Hinka il Guercio, l’eroe della battaglia di Vassilovic-Kusck … il Guercio non perdona chi tocca un suo pupillo. … puzzone deficiente, grida impallidendo il satiro di Hitler pestando i piedi imbestialito, e togli quel ghigno divertito da tuo brutto muso sgangherato … con i frustino mi fa saltare la tuba gialla dalla testa … cretino, criminale, idiota spudorato, se non fossi un vero signore ti spedirei difilato tra i plotoni volontari in prima linea dove non camperesti un giorno di più. Sei l’unico deficiente dell’esercito che va in giro con quella tuba orrenda in testa fuori ordinanza … gialla come la merda e nessuno ti ha fatto fuori … maledizione com’ è possibile tanta ingiustizia.
… signore signorsì, rispettosamente faccio notare di essere già un volontario e di trovarmi da anni in prima linea, dove non mi trovo poi neanche male, ho quello che basta per un ordinario servizio, mi taglio le unghie dei piedi e pulisco quelle delle mani, mi pettino ogni mattino e tolgo i pidocchi come fa lei, signore signorsì.
Il maggiore è paonazzo, non crede alle sue orecchie, non gli era mai successo di ascoltare nessuno che si permettesse libertà del genere, come un fulmine da ossesso estrae la grossa Lager dalla logora fondina, è un ufficiale di carriera, un ex impiegato statale del vecchio parlamento, uno rimasto all’antica … è fuori di sé, trema come impazzito puntandomi in faccia la scacciacani da 9mm parabellum … e si spara un colpo alla tempia.
Lo osservo accasciato sul pavimento … classico collasso da prima linea, succede di frequente sul fronte, nessuno resiste a lungo come ufficiale, va meglio per la truppa che obbedisce agli ordini senza discutere … gli ufficiali decidono gli ordini ricevuti senza poter decidere per loro e così sotto pressione si sparano senza senso … ne ho visti farsi saltare le cervella in preda allo stress.
Entrano i piantoni del comando provvisorio, mentre impalato sull’attenti li guardo assente.
Che cosa è successo? Chi gli ha sparato? Perché te ne stai impalato?
… faccio rispettosamente osservare che il signor maggiore non mi ha ordinato il riposo regolamentare. Ma sei tutto scemo, non vedi che si è sparato un colpo in testa, cretino.
… mi pareva di avere udito un certo fracasso … il regolamento impone lo sguardo fisso all’altezza degli occhi e il maggiore mi è sparito di fronte per stramazzare all’altezza più o meno delle suole dei miei stivali … non posso vedere cosa gli è successo.
Uno dei due ghigna, guardando le insegne di tiratore scelto, strizza l’occhio all’altro … lascia perdere è un assassino di professione, questi ammazzano solo standoci di fronte, e togliti dagli attenti, questo vecchio cane ha trovato quello che cercava da mesi … non so di che cosa stavate parlando, ma di certo è scoppiato come una bomba dopo avere tolto la sicura … sparisci becchino, noi non ti abbiamo neppure visto ………….

Esco dall’ufficio comando sereno come un fanciullo, i fatti d’altri non mi sfiorano, in guerra per le cause di altri, specie se non condivise, il solo riferimento sei solo e con te stesso. Tutto il resto non appartiene al mio mondo.
La cantina del vecchio Ibranovjk, cieco e finto sordo soviet … mi offre un sicuro rifugio e una bottiglia di Slilovitz di vecchia data con tinozza per un bagno salutare in acqua bollente versata dalla paffutella Jovancka Popunescka Dracma … un fiorellino da 135 chili di lardo dal tanfo insopportabile, capace di stendere un sergente della SS con un alito da aglio putrefatto … è una mangiatrice di fuoco capace di ustionare l’insolente con una boccata di Slilovitz infiammata. Qualcuno ha perso un occhio per un suo sputo rovente … gran donna Jovancka … arriva con una spazzola e sapone incominciando a strofinare cantando un’oscena canzone sulla mascolinità germanica. Nei tafferugli nella bettola sottoterra mantiene l’ordine spaccando più di una mascella e si dice che ha castrato quattro infoiati che volevano violentarla a forza, uno dopo l’altro dopo averli stesi a pugni … un lavoretto da barbiere che li ha trasformati d’incanto in eunuchi senza attributi.
Bella vita ricca di storie quella del soldato.



.segue.

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