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 L'Inferno.

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Sven Hassel
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Sven Hassel

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MessaggioTitolo: L'Inferno.   L'Inferno. EmptyLun 5 Dic - 22:04:02

L’Inferno.


17-10-1988


Io, all’inferno ci sono stato.
La leggenda dell’Ebreo Errante o del Vegliardo Millenario, possono anch’essi dire d’esserci stati ?
Chi visitando l’inferno non si è accorto di trovarsi dentro ?
Ma l’inferno, come può essere ?
Deve essere certamente una trappola ben costruita, impensabile, capace di nascondere il suo autentico scopo in modo perfetto.
Qualcuno trovandosi in un posto molto frequentato, magari scomodo, brutto, finisce per abituarsi, visto che magari viene tollerato da altri facendo finta di niente ?
Poniamo che questo posto, vale a dire l’inferno esista, vediamo i suoi perché e funzioni d’uso, le possibilità come condizioni e perché no di fuga.
Punto primo per esserci bisogna entrarci. Perché ? Sempre per uscirne.
In un posto così si entra per abitudine, per vizio, per esperienza, anche per curiosità, presunzione e irresponsabilità, per un elenco di problemi che per una moltitudine di individui sono fin troppo personali.
Una volta dentro non bisogna che questo inferno sia così inabitabile da rappresentare un’impossibile sopravvivenza, anzi chi lo ha creato ha voluto dare un magnifico aspetto per meglio ingannare, poiché l’inganno in sé è il vero problema, solo scoprendo quanto sia ingannatore si può comprendere in che trappola ci si trova inghiottiti.
Un inferno talmente ricco di bellezza da non essere minimamente messo in dubbio.
Trascurando un problema si finisce per farne parte.
Una delle funzioni d’uso: il più bel perdere, deve essere quando si crede di possedere.
Questo inizia immediatamente subito dopo aver acquisito un corpo, appena avuto, questo conta i giorni che lo separano dalla sua morte. Per un bimbo questa meta è talmente remota che la temerà verso la fine dei suoi respiri, ma li sentirà nel terrore.
I suoi genitori si trovano ben inseriti in questo inferno, non sanno da dove sono arrivati e neppure chi sono ma hanno deciso che tutto è molto bello, se si sta all’inferno ci si incontra con i diavoli e il piccolo bimbo si sentirà proprio come a casa sua. Questi buoni diavoli di genitori si riveleranno piano piano, daranno un’educazione esemplare al loro figlioletto durante la sua esistenza, lo faranno non c’è alcun dubbio. Non hanno assolutamente capito niente dell’esistenza terrena, ma saranno i primi maestri di vita per ingannare inconsapevolmente il figlio, come sono stati ingannati a loro volta, d’altro canto è semplicemente impossibile che l’inferno sia così bello.
Nei bambini poi, non è difficile vedere quanto si trovino splendidamente a loro agio in un mondo dove alberga il malessere gratuito, imparano subito il ruolo di diavoletti senza esclusione di colpi, anzi la crudeltà di taluni è davvero esemplare.
Appena possono scelgono la strada della comunicazione solida, a suon di pugni, qualche sberlotto avuto dal genitore ”gran maestro” gli ha suggerito che quel sistema è tollerato e usato dai più cresciuti perciò perché non iniziare l’allenamento da giovanissimi.
Poi l’inganno del razzismo, che divide tutte le speci attraverso il sesso.
Bellissima questa trappola che pone inevitabilmente i contendenti gli uni di fronte agli altri.
Certo pure qui la regola impone che una volta raggiunto un obbiettivo questo debba dissolversi, svanire in una bolla di sapone.
Il solito tema dell’avere faticosamente inseguito per doverlo perdere facilmente.
Qui si prende un pugno di sabbia asciutta e con più la stringeremo più sfuggirà dalle nostre dita.
Un inferno allusivo deve offrire a misura di desiderio per ognuno che vi si trova, all’avido, a chi vuole tanto, gli si concederà una ricchezza che rimpiangerà alla morte, dopo avere tentato invano di barattarla in cambio della vita.
Al religioso, un’illusiva vittoria sul male lasciando credere di essere il custode del bene e di trovarsi fuori da ogni trappola infernale, ma fuori da dove se il diavolo ha costruito le sue chiese proprio a casa sua sostenendo una religione infernale? Dov’è la verità ?
Quale diavolo sprovveduto offrirebbe uno spiraglio al vero, in una casa d’inganni, di bugie.
Non dimentichiamoci che abbiamo un inferno con sembianze paradisiache.
Un ricercatore fallirebbe per troppa quantità d’indagine, quantitativamente questo inferno è smisurato per un singolo osservatore. Qualche secolo fa per un osservatore accorto, ottenere le proporzioni del pianeta era un’impresa molto difficile, capire la grandezza del cosmo ancora di più oggi disponiamo di sofisticati sistemi di ricerca nonostante questo sono veramente in pochi a tentare di capire dove ci troviamo , che cosa stiamo facendo e chi siamo.
In quanti sono a preoccuparsi delle guerre degli altri? Più sono distanti maggiore è la noncuranza.
E i mari inquinati? Le foreste, polmoni d’ossigeno, devastate e sfruttate in modo criminale?
La fissione nucleare che ammorba l’aria respirata con radioattività sempre crescente?
Fenomeni di evaporazione e precipitazioni catastrofiche?
Mari diventati pattumiere al fosforo, fiumi al nikel e terreni trattati con diserbanti alla diossina, oceani in riscaldamento pronti ad esplodere come bombe termiche, tutto questo è automatico per la solita regola; tutto quanto è molto bello deve essere seguito da qualcosa molto brutto. Non è poi così originale anzi è tremendamente ripetitivo.
Il fine è lo stesso, devi avere per poterlo perdere.
Perdere i giorni della vita momento dopo momento, perdere la felicità.
Come si può soffrire?
Semplice, basta perdere la felicità.
L’inferno è quel posto dove cresci attraverso il dolore, il piacere anzi ti precipita, ti indebolisce.
Per un poco di felicità si soffre poco, bisogna raggiungere un’immensa felicità per soffrire moltissimo perdendola, tipico di un girone infernale molto ben organizzato in fatto di ferocia.
E per coloro che si sono accorti di trovarsi in un posto maledettamente pericoloso cosa potrebbero fare? Tentativi, poco o niente è concesso, si può provare a evitare qualche trappola ma senza grandi successi, poiché se ne schivi una vieni travolto da un’altra proprio mentre stai esultando.
E’ un inferno che si lascia amare per la sua bellezza, perciò bisogna odiarlo per la sua implacabile malvagità, per l’inganno sempre in agguato. Quando si intravedono le condizioni si identificano le scottature, le mutilazioni, gli orrori, le perdite e i fallimenti.
Troppa pena, tanta sofferenza in un posto dove dovrebbe imperare la giustizia sulla tirannia, dove l’idilliaca stesura dei desideri si avvicinerebbe all’appagamento voluto, se non che appena ti avvicini alla meta agognata questa si rovescia addosso schiacciandoti.
All’inferno tutto potrebbe favorire il malvagio, il diabolico, eppure persino il crimine non è premiato, è un privilegio non concesso poiché raggiunto l’obbiettivo di un avere avuto, precipita o paga perdendosi in una nuova galera.
L’assassino sa che non si uccidere, però sa che si può uccidere, per questo viene ingannato sulla possibilità di non essere scoperto quindi pagherà in favore di una falsa possibilità.
L’inferno riscuote i suoi tributi inesorabilmente.
Grandi uomini, grandi condottieri, grandissime imprese, civiltà strepitose, esuberanti, tutto inutile , tutto finito nell’oblio. Persino grandi ricercatori, scienziati, artisti, pagano anch’essi il prezzo delle loro opere, delle loro scoperte, del loro genio.
Qualcuno alza la voce protesta, non tremano, vengono eliminati e derisi per lo sforzo di inseguire una verità, vano tentativo di provare una mostruosità come punizione in sé, oppure ignorarli, bollarli come eretici, diffamarli, falsificarli dichiarandoli pazzi, mitomani e inaffidabili.
In questo bell’ambiente servono secoli per costruire una città e una nuova civiltà, ogni monumento, palazzo o ponte ha richiesto un sacrificio di sangue, ogni sforzo gronda di sangue, guerre e tirannie di potere hanno scavato letti di fiumi dove l’umanità è scorsa più dell’acqua, tutto quanto si è voluto trasformare ha richiesto un tributo pesantissimo.
La guerra, sport preferito all’inferno, ha sempre richiesto il più grande contributo di vite umane, naturalmente tutto è giustificato con un sacco di perché e di percome inventate a bella posta per sostenere quelle trappole tanto false quanto importanti per morire prima del necessario.
E’ sempre la difesa della patria la giustificazione, e la stessa viene assunta dall’altra parte del conflitto, difendere e proteggere la famiglia intanto che si inorridisce per i bombardamenti avuti e non per quelli provocati, il nemico è il nemico, non è come noi è diverso, non si trova qui ma aldilà del fiume. Ogni stato lo fa per questo e quello ma gli scopi sono sempre futili e le motivazioni sono puramente d’interesse, alle quali patria e famiglia non contano niente. Prima e seconda guerra mondiale, hanno insegnato la stupidità mostrando idealismi falsi, irrazionalità senza scopi costruttivi ma solo evidenziando un modello di sfruttamento individuale applicato sulle masse in senso soppressivo.
Sono in pochi a godere di benessere senza un conto a rendere, sono troppi i sacrificati e i perdenti in un gioco dove la ripetizione viene osservata religiosamente, scrupolosamente, ossessivamente.
Guerre c’è ne sono in corso tutt’ora, non si può perdere il vizio.
Viverci in questo posto caldo diventa una sopportazione stoica, un calvario dove sacrificare ogni bene scontandolo al male è un’abitudine, uno stile di vita, un ambiente ideale per terminare senza speranza i giorni che si contano da soli e che ci portano inesorabilmente verso l’impotenza, votati verso la resa totale.
Il bello è che un inferno come si deve non può aprire un inganno con la morte, qualcuno può credere che morendo magari per un attimo si schiuda l’atroce inganno e tutto si chiarisca improvvisamente, la morte gia di per sé dolorosa è l’ultimo atto fisico dell’uomo, la tragedia della carne non può trovare quella soddisfazione che mille diavoli impediscono.
Da un inferno si esce dopo averlo compreso, come si supera un problema poichè trovata la soluzione nascosta il problema cessa di esserlo, così è l’inferno dopo averlo completamente compreso si può tentare di restarne fuori. Da un inferno si esce per averlo compreso per ciò che è senza nessuna alternativa, nessun compromesso, o si rinuncia ad esso o si rientra anche dopo una brutta esperienza. Dove tutto viene violentemente vanificato per orrore immaginativo, che un mezzo diavolo può conservare, dopo una permanenza in un ambiente piuttosto satanico.
Normalmente frequentando cattive compagnie si finisce per assimilarne i modi e i frasari di questi ambienti poco raccomandabili, poiché una lunga permanenza in un inferno, posto molto restimolativo e con molto dolore e rabbia, collera e fallimenti, diventa poi facile portarsi appresso spazzatura e lasciarsi sfuggire qualcosa la , qualcosa qua e questi errori di sporcizia in un ambiente cosi asettico e pulitissimo (quale può essere quel purgatorio decantato dai forse non tanto bugiardi ecclesiastici) rimanda l’individuo ripetente incallito nuovamente a scuola di buone maniere, vale a dire un altro lungo soggiorno, partendo da zero, in quel bel campione di posto da dove è appena uscito.
La morte non è una soluzione, è solo un passaggio dove bisogna essere ben preparati per farlo.
Dall’inferno si esce dopo avere studiato coraggiosamente la morte da vivi.
Normalmente si sente dire che nessuno sano di mente userebbe parte della sua vita per capire cos’è la morte, strano perché è un argomento che tocca tutti, nessuno può escludere la morte eppure in questo inferno vengono finanziate opere colossali, progetti di primaria importanza, le guerre per esempio hanno fortissimi finanziamenti, gli eserciti ingoiano il 50% delle risorse mondiali, nessuna nazione, religione, nessun capo di stato, branchia scientifica o altro hanno parlato o portato avanti un serio programma sulla dipartita umana.
Non bisogna ipotizzare possibilità del genere, si potrebbe magari rovinare questo bel posto dove si gioca solo per perdere e mai per vincere neppure per una sola volta.
Da vivi si gode la vita (sic) e della morte non se ne parla. Tabù.
Argomento lugubre. Fingere è un grande impegno, basta osservare la serietà degli imbecilli per farci sorridere.
Provate a parlare della morte con i vivi e subito vedrete questi scendere di tono e bisbigliare che non è un argomento per persone per bene, non si può sostenere una conversazione su questo argomento senza trovarsi improvvisamente senza pubblico.
L’occulto è per i maghi, gli stregoni, insomma persone sinistre, maligne e diaboliche.
Le persone serie, intelligenti, capaci e sicure aspetteranno per questo argomento il momento fatale credendo nella fede. E’ l’ossessione dell’aver fiducia a tutti i costi.
Avete mai assistito qualcuno sul suo letto di morte, se non stanno malissimo sono perlomeno nervosi, scontrosi, preoccupati e ansiosi, nessuno è tranquillo sapendo di non avere fatto tutto per prepararsi accuratamente, si sentono in ritardo. Si sentono impreparati per un momento così importante senza essersi dedicati abbastanza a loro stessi, sentono che un passo così imminente come minimo merita tutta la loro massima attenzione.
Questi cretini sono venuti al mondo molto aiutati, infatti un bimbo ha bisogno di grandi attenzioni per crescere, da solo non potrebbe farcela , poi trascorsa tutta la vita a dire con certezza questo e quello, l’imbecille se ne va in un posto dove oltre a sé non c’è altro.
Tutto da solo, senza aiutanti, accompagnatori.
La morte ti mette alla prova, è l’esame finale della vita, vuole sapere quanto hai scoperto del suo gioco, pretende da te il meglio perché del peggio ti sei fatto un abito cucito addosso.
Solo, senza quei beni materialistici che danno sicurezza, senza certezze, potere, danaro per comprarsi l’aldilà, senza niente e nemmeno la forza di accettare serenamente l’ultimo scabroso respiro.
Infatti un perfetto sistema infernale trattiene persino l’essenza di quei corpi, destinati a ritornare polvere per una legge fisica che non permette nessuna fuori uscita da questo posto trappola.
Bè, qualcuno può dire: Ma l’anima o lo spirito, o quello che può essere comunque l’energia vitale?
Questo è gia qualcuno che chiede ad altri quello che dovrebbe sapere da solo, perciò è vittima della sua ignoranza, dell’irresponsabilità verso se stesso.
Hanno avuto il tempo di mettere in giro strane voci del tipo; puoi vendere la tua anima al diavolo o a Dio, con il primo la perdi e con il secondo la salvi, ma chi ha capito da che parte sta l’inganno?
Venderla a chiunque, anche a Dio, è pur sempre darla a qualcun altro e se fossi solo un’anima e non più un corpo morto, finirei dalla padella alla brace cedendomi al miglior offerente. Se venire al mondo è un bene e Dio assicura un regno eterno accolgnendo anime perse, perchè questo mondo non si è migliorato in migliaia di anni? Per quale motivo quest’inferno non si è trasformato in un Giardin Dorato. Un inferno non può essere dominio divino, è terreno demoniaco.
La realtà è ben diversa e la strada per convincersi molto lunga, Dio o il diavolo restano invenzioni umane prodotte nei secoli più bui, spazzatura dentro un ambiente fin troppo equivoco, bugiardo e infido per abitarlo.
Come fare allora?
La risposta è dentro a chi si è impegnato per non doverci più ritornare, se sbaglia una volta può tentare con successo la prossima, poiché avrà il grande vantaggio di riconoscersi come recidivo, di sentire che in questo posto malefico perché c’è gia stato fin troppe volte.
La richiesta dell’evasione è dentro di noi, noi siamo la chiave.
Non è per niente facile andarsene, specialmente in tempi difficili dove manca quella pace necessaria per studiare il fenomeno trappola, in situazioni di guerre o cataclismi eccezionali non si trovano gli spazi di fuga, troppo terrore, troppa dispersività. Se si fa la guerra, pensare alla pace è un controsenso, la si desidera più di ogni altra cosa ma si dimentica cosa sia sotto i colpi del nemico, si è troppo occupati a tenere la testa giù nel fango.
L’anima perde la sua importanza, l’occupazione principale è quella di fare fuori più nemici possibili, questi si vedono le anime no.
Poiché questa è immortale, perché preoccuparsene?
Quanti possono dire, io sono stato all’inferno?
Qual è stato quel viandante che ha visto oltre la lusinga di un ambiente ingannatore?
A chi interessa veramente scoprirsi per quello che è?
Se sulla mortalità della specie umana si sa tutto, non sarebbe ora di incontrare quella parte così ignorata e forse anche temuta come anima?



Io lo so, dove mi trovo e chi sono, e tu ?


Tratto da osservazioni personali di mia proprietà.


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